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Digitalizzazione: partire consapevoli
Pubblicato il 2 gennaio 2026
Questa situazione peggiora nell'ambito delle piccole realtà.
Il che porta a perdere in competitività e, addirittura, ad essere tagliati fuori da un mercato che evolve più velocemente di noi.
Non si investe abbastanza e non si raggiunge quel livello di consapevolezza che consente di fare determinate scelte perché convengono all'azienda.
Al contrario, la digitalizzazione viene spesso affrontata nel modo peggiore: quando diventa un obbligo.
In questo episodio di MingaMal prende il via la rubrica Patrizia digitale, plebeo analogico, con l’obiettivo di portare la digitalizzazione su un terreno concreto e comprensibile per le piccole imprese.
Prima degli strumenti, prima dei software, prima delle soluzioni “chiavi in mano”, bisogna capire che cosa si sta facendo e perché.
Attraverso esempi molto pratici, dalla fatturazione elettronica alle firme digitali, l'episodio illustra come scelte apparentemente corrette possano rivelarsi inadeguate, o addirittura nocive, se fatte senza una reale comprensione del contesto normativo e operativo.
Un episodio introduttivo che chiarisce il senso della rubrica e pone le basi per costruire, passo dopo passo, una vera cassetta degli attrezzi digitali.
Trascrizione dell'episodio
Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali.
Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.
Nuova rubrica e perché parlare di digitalizzazione nelle PMI
Ciao, sono Andrea Veca e ti do il benvenuto a Mingamal, il podcast che instilla dubbi per migliorare e al nuovo anno. A un 2026 ruggente!
Oggi parliamo con Patrizia Sormani, introducendo la rubrica Patrizia digitale, plebeo analogico.
È una delle, ad oggi, due rubriche monografiche del podcast, insieme a Ora Daria. Le cito entrambe perché hanno un taglio un po’ diverso rispetto agli episodi di Storie e prospettive.
In Storie e prospettive l’obiettivo principale è sempre stato quello di instillare dubbi, più che fornire risposte. Anche quando abbiamo parlato di budget, e sono emersi concetti poco discutibili, l’impianto restava quello della riflessione: farlo? Non farlo? Perché?
In queste due rubriche, invece, l’approccio è inevitabilmente più assertivo. Non nel senso di fare lezioni, ma di raccontare fatti, pratiche e meccanismi operativi che sono meno opinabili e più concreti. Rimane fermo lo spirito di MingaMal: nessuna verità calata dall’alto, nessun “devi fare così”. Gli spunti ci sono, anche molto pratici, ma poi sta sempre a te, cara ascoltatrice, caro ascoltatore decidere che cosa farne. L’obiettivo è il solito: scoprire insieme qualcosa che prima non si sapeva. Sapere che cosa non si sa.
La scelta di dedicare una rubrica alla digitalizzazione nasce da una constatazione altrettanto semplice, che Patrizia Sormani conferma senza troppi giri di parole: la situazione della digitalizzazione nelle piccole imprese è spesso drammatica.
Non si investe, non si studia, non si costruisce consapevolezza. Finché non arriva un obbligo dall’alto. Una scadenza, una norma, una sanzione possibile. A quel punto si corre ai ripari e si sceglie la soluzione che costa meno, con il rischio concreto di adottare strumenti inadatti alle proprie esigenze reali.
Il problema è che la mancata adozione di una strategia di digitalizzazione non è neutra.
Anzitutto, incide sulla marginalità, perché contribuisce a mantenere in vita processi antiquati e inefficienti.
Inoltre, in alcuni casi, rischia addirittura di tagliare fuori le aziende dal mercato, o di renderle difficilmente compatibili con clienti, fornitori, banche e istituzioni che ormai ragionano solo in termini digitali.
È vero: rispetto ai grandi discorsi su strategia aziendale, mission, vision, auanagana, la digitalizzazione può sembrare un tema di piccolo cabotaggio, poco affascinante. A questo punto tanto vale parlare di partita doppia.
Ma questa sarebbe una lettura miope.
La digitalizzazione è un fattore competitivo critico. Va affrontata, va affrontata bene e va affrontata al più presto. Ripeto, farlo bene e farlo al più presto costituisce, a tutti gli effetti, un vantaggio competitivo.
Il nome della rubrica è Patrizia digitale, plebeo analogico, nasce da qui.
Patrizia è Patrizia Sormani, esperta di digitalizzazione, anzi, apprendista, come dice lei, a cui va la mia infinita gratitudine. Come sentirai tra brevissimo, la competenza multidisciplinare di Patrizia è sterminata. Così come la sua passione. Averla qui con noi è un vero lusso.
Il plebeo analogico sono io. Plebeo in contrapposizione a patrizia, analogico in contrapposizione a digitale. Il mio ruolo è semplice: essere più ingenuo, scontroso e recalcitrante del peggiore degli ascoltatori. Non per desiderio di autoumiliazione, ma per assicurarmi che contenuti comunque complessi arrivino a tutti. Se li capisco io, li capiscono tutti. Ti assicuro che è un ruolo che mi riesce facilissimo.
Con questo spirito parte la rubrica. E ora possiamo entrare nell’episodio vero e proprio.
Inizio intervista: chi è Patrizia Sormani e come arriva alla digitalizzazione
00:00:07 Andrea Veca
Buongiorno Patrizia, grazie mille di avere accettato il mio invito a chiacchierare qui su MingaMal. Patrizia Sormani, Patrizia digitale, grande esperta di digitalizzazione. Benvenuta.
00:00:20 Patrizia Sormani
Grazie Andrea, benvenuto a tutti i nostri ascoltatori e alle nostre ascoltatrici. E come sempre, più che esperta: apprendista digitale, mi piace di più, sa un po' più di ho ancora da scoprire tante cose, mi piace scoprirlo anche insieme a voi.
00:00:35 Andrea Veca
Sì, del resto la vita è un eterno viaggio, un eterno apprendimento ed in particolare quello di cui vogliamo parlare con Patrizia è un apprendimento in ambito di digitalizzazione. Digitalizzazione è una parola estremamente difficile da pronunciare per me, per cui spesso mi incespico, ma a parte questo, è una vera e propria buzzword che si trova ormai anche nelle patatine. Recentemente è girata una pubblicità, tra l'altro non solo online, ma, se non sbaglio, sui media tradizionali, forse Rai Radio Uno o non mi ricordo, che poneva il dubbio se si dicesse digitalizzazione o informatizzazione.
Mi pare che si dica digitalizzazione. Però questo per dire che la digitalizzazione è arrivata nel mainstream.
Ok, sono quei momenti magici, un po' come quando la cyber security arriva sul Corriere della Sera. Allora la gente si rende conto che forse conviene comprare un antivirus.
Bene, Mingamal, sempre attenta alle esigenze, ma soprattutto alle opportunità delle piccole aziende, vuole parlare di digitalizzazione.
E vuole parlarne in maniera estremamente concreta.
Patrizia, so che tu puoi darci questa concretezza, ma visto che è la prima volta che chiacchieriamo, mi dici in due parole chi è Patrizia Sormani.
00:02:02 Patrizia Sormani
La mia strada è stata, come dire, abbastanza particolare. Posso dire che professionalmente ho avuto una sorta di conversione.
Io sono partita non analogica, di più contratti, cavilli, carte, anzi poi contratti nella loro forma più strutturata, quindi davanti a notai, eccetera eccetera.
E quindi massima attenzione al contenuto del documento e alla forma del documento, ma grande seduzione da parte della firma.
Anzi, davanti a un notaio si parla proprio di sottoscrizione olografa, no?
Quindi questa firma che, se messa su un certo foglio, può cambiare il destino delle cose, delle persone di grandi quantità di denaro che si spostano magicamente a fronte della firma. E quindi, caspita, iniziamo ad approfondire questo aspetto.
Però alla fine degli anni '90, come dire, da diversamente giovane, scopro che in realtà arriva un pezzettino di plastica, una splendida cosa che somigliava molto a un bancomat, più o meno con un chip più o meno visibile o invisibile.
E mi dicono con questo si firma-
Cioè, in che senso si firma? Per me si firma con la stilografica sul foglio-
No, no con questo si firma!
E quindi nasce tutto il tema della volontà di approfondire questo tema sulla firma elettronica.
E quindi firma elettronica che però dove la metto? Non su un documento di carta, ovviamente la metto sul documento informatico, no?
E quindi parallelamente si approfondisce tutta quella parte. Documento informatico che però una volta che l'ho fatto e firmato, dove lo metto? Probabilmente in un archivio digitale, quindi il mondo della conservazione, per cui inizio a lavorare e sono arrivata a essere anche manager di un'azienda che si occupava di questi processi.
E poi tre anni fa divento una di voi, quindi apro la mia piccola PMI dove cerco di capire, approfondire, studiare, supportare, agevolare, creare spunti e dubbi nelle persone su questo tema della digitalizzazione. che , come diceva giustamente Andrea, è digitalizzazione, non informatizzazione.
00:04:12 Andrea Veca
Ok, quindi la digitalizzazione come vocazione. Poi possiamo continuare con questo.
00:04:16 Patrizia Sormani
Assolutamente sì, siamo nel monastero della digitalizzazione.
La digitalizzazione nelle piccole aziende: perché “non investire” è un rischio
00:04:20 Andrea Veca
Fantastico. Senti, con il mio cilicio ti chiedo subito brutalmente, ma come va la digitalizzazione nelle, diciamo PMI, ma diciamo più P? Cioè, nelle piccole aziende, diciamo sotto la cinquantina di dipendenti, come è la situazione?
00:04:36 Patrizia Sormani
È una tragedia e lo dico veramente flagellandomi.
Perché? Perché le grandi aziende investono, investono soldi, investono in competenze, investono in processi, investono.
Le piccole aziende non hanno nemmeno la percezione dell'importanza di investire in questi aspetti, quindi spessissimo lo trascurano.
Il fatto che lo trascurino che cosa comporta?
Io posso scegliere se investire in una cosa piuttosto che un'altra.
Ci sta: il budget è quello, quindi decido quali sono le mie priorità.
Però, poiché tutte le PMI sono in un ecosistema che è ormai vocato, visto che parliamo di vocazione, totalmente alla digitalizzazione e a fare solo cose in modalità digitale, veloce, digitale, ergonomico, rapido, senza limiti di spazio e tempo ...
Io non investo lì, e questo che cosa vuol dire?
Che domani sono fuori.
Che domani non riesco più a interagire coi miei simili nel mio contesto, nel mio ecosistema. Ma con tutte le relazioni, che siano istituzionali, che siano bancarie, che siano a livello di mercato, coi clienti.
E questo è qualcosa che spesso sfugge alla percezione. E allora poi cosa succede? Arriva l'obbligo dall'alto, no?
Digitalizzazione imposta: PEC, SPID e fatturazione elettronica
00:05:52 Andrea Veca
Infatti lì ti volevo portare, ci sono alcuni grandi obblighi ...
Vabbè, la PEC, la posta elettronica certificata, ci ha messo tipo 25 anni, una roba omerica. Non so da quanto se ne parli ma, secondo me, c'erano ancora i Cranberries che suonavano.
E poi la fatturazione elettronica è un altro grosso esempio di digitalizzazione imposta.
Come siamo messi lì? O meglio, scusami Patrizia, com'è andata lì?
00:06:18 Patrizia Sormani
Ma allora guarda sulla PEC, così, visto che siamo in tema di spoiler, cambierà pure.
Quindi già abituiamoci all'idea che pure la PEC, così come siamo abituati, cambia.
00:06:30 Andrea Veca
Ma no, ho appena imparato a usarla!
00:06:34 Patrizia Sormani
E appunto, è proprio questo il tema, cioè quando si è in questo ambito della digitalizzazione. Ecco perché io dico apprendista, perché la competenza ha una rapidità di evoluzione incredibile.
Quando io ho iniziato a lavorare, se uno aveva una competenza, non dico che se la portavva avanti 10 anni. Ma 5 tutti ci viveva sereno.
Adesso forse ci vivi 5 mesi ad esagerare, forse neanche.
Quindi è tutto super rapido e quindi la nostra amica PEC la dovremmo abbandonare, ma così come dovremmo abbandonare lo SPID, ce ne sono 40 milioni in Italia, poi lo dobbiamo abbandonare.
E quindi la digitalizzazione imposta funziona perché l'obbligo, la sanzione ci spaventa e quindi è imposta.
Però, se guardo la fatturazione elettronica, cioè mi ricordo che c'erano state delle fasi preliminari dove le PMI soprattutto, ma non solo, avevano agevolazioni fiscali incredibili.
Se avessero deciso volontariamente di iniziare a adottare sistemi di fatturazione elettronica prima del termine. Non l'ha fatto nessuno!
Quando è arrivato l'obbligo, corsa all'acquisizione di software più o meno performanti-
Il criterio era, diciamo, che costi poco, tanto lo devo fare e che sia chiaro e lo capisca entro domani.
A distanza di due anni e anzi direi molti di più: dal 2019, ormai siamo a distanza di sei anni. Quello è un mercato che da un punto di vista di business è saturo, perché quello è Cioè al massimo si andrà verso la fattura europea, ha una movimentazione di fornitori incredibile, perché io ho incominciato ad accorgermi che il software che ho comprato non è adatto a me.
Che fa solo delle cose ma non ne fa altre, che non prevede la firma, che io la volevo, che non prevede l'integrazione con la conservazione.
Ma perché? Perché, dopo sei anni che lo uso sono diventato consapevole. Ecco, immaginate il contrario: divento prima consapevole, poi compro il software.
Cambia completamente la cosa. Risparmio un sacco di soldi, di tempo, di fatica proprio e anche di mal di pancia, a volte anche abbastanza importanti.
Firme elettroniche “sign”: valore legale sì, ma quale valore?
00:08:37 Andrea Veca
Senti, ne approfitto per scroccarti una consulenza, perché prima nella disamina di circostanze in cui la digitalizzazione ci può venire in aiuto, hai parlato anche del privato a privato. Ok, hai citato le banche, ma potrebbe anche essere semplicemente un contratto che la mia azienda sottoscrive con un altro. Non si dice sottoscrive, ma insomma co-firma insieme al contraente. Parliamo di DocuSign, non in quanto tale. DocuSign è un'ottima soluzione che va benissimo, ma qual è nella tua esperienza l'approccio quadratico medio a DocuSign, e quali sono le conseguenze di questo approccio?
Ripeto,non è né uno spoiler per Docusign, né una crociata contro Docusign.
00:09:26 Patrizia Sormani
Allora diciamo che non vogliamo parlare dello strumento, ma vogliamo parlare di tutte quelle soluzioni che finiscono in sign, che ce ne sono n mila. Cioè, se uno googola e digita trovi una soluzione, finisce in sign, trova l'elenco veramente telefonico.
Ma soluzioni che, arriva uno spavaldo venditore ti dice: guarda, tu devi firmare i contratti, io ti do una soluzione a norma di legge. E quindi io, sempre inconsapevole, perché partiamo dal fatto che io sono piccolo e inconsapevole e non ho investito per creare consapevolezza nella mia struttura.
Vabbè, devo firmare un contratto, è a norma di legge, me lo dice lui, azienda megagalattica alle spalle, eccetera. Io mi fido e quindi acquisto la soluzione che, badate bene, per determinati contesti va benissimo.
Ma qual è il tema? Non che non sia a norma di legge, perché effettivamente quella soluzione di firma dà valore legale al documento, ma io ho dimenticato una cosa perché sono inconsapevole, non gli ho chiesto quale valore gli dà.
00:10:28 Andrea Veca
Aspetta, aspetta. Dà valore legale, ma non sappiamo quale valore legale. Mi aiuti, pensa che io sono un plebeo analogico. Cosa vuol dire sta roba qui?
00:10:39 Patrizia Sormani
Che c'è una norma che dice che a un documento che entra in quel processo erogato da aziende come quella non può essere negato il valore legale. Quindi questo è proprio un principio giuridico, pensate addirittura a livello europeo, quindi lo subiamo perché è un regolamento e non possiamo dire non è così, è così.
Quindi, se un documento informatico entra in un processo come quello lì, gestito da soluzioni come quella che abbiamo poc'anzi citato, esce fuori qualcosa che ha un valore legale, perché la legge mi dice che non posso escludere che ce l'abbia.
00:11:17 Patrizia Sormani
Ma io ho dimenticato una domanda, io non gli ho chiesto quale, cosa vuol dire?
Come dicevo prima, tutto il nostro corpus normativo, quindi le nostre leggi eccetera eccetera, il codice civile, hanno dei principi che sono fondamentali, tipo la prova scritta da sostanza. Cosa vuol dire? Che ci sono dei contratti che devono essere fatti necessariamente per iscritto perché abbiano valore. Diversamente, si dice che non sono stati formati correttamente e il vizio di forma inficia il valore stesso del contratto.
Per esempio, nell'ambito dei contratti di lavoro, se io decido di assumere una persona, io posso farlo con una stretta di mano e lei è assunta da me a tempo indeterminato perché non è richiesta una forma specifica.
Poi nessuno sarebbe così scellerato da non scrivere le condizioni di un contratto di lavoro, specificarle: ferie, non ferie, RAL, non RAL e tutto quanto appresso. Però teoricamente è così.
Ci sono contratti di lavoro però specifici, tipo. Il lavoro interinale, le sostituzioni temporanee, che invece il testo unico sul lavoro mi dice: "Guarda che questi per essere validi devono essere fatti in forma scritta."
Allora il consapevole cosa deve fare rispetto all'inconsapevole?
Deve dire attenzione, cosa vuol dire forma scritta in ambito digitale con un documento informatico? La forma scritta io non ce l'ho. Non è che il PDF è forma scritta, PDF è un file. Come deve essere fatto quel PDF lì perché io raggiunga il livello di forma scritta e quindi abbia un contratto valido?
Allora devo diventare consapevole lì, forse devo usare degli strumenti che nella mia cassettina degli attrezzi ho. Vuoi vedere che devo usare la firma?
Sì, ma quale firma? E magari quella che mi dà quella soluzione non mi garantisce a priori il valore di forma scritta a un documento informatico.
Però se uso la firma avanzata o la firma digitale me lo garantisce.
Allora forse il venditore aveva ragione. ma io ho comprato una soluzione che per certi contratti non va bene.
È questo l'esame del consapevole, cioè, aprire la sua cassetta degli attrezzi dove c'è dentro le firme di vario tipo (dove ha dentro i riferimenti temporali, la marca, la PEC o quello che è, i sistemi di autenticazione, lo SPID, la CE, la doppia autenticazione, i sistemi di gestione degli archivi) e capire per il contesto che lui deve realizzare, un contratto valido, nel caso un contratto di lavoro.
Qual è lo strumento giusto da usare allora? Se la micro micro PMI, anche solo fatta da una persona, voglio dire, che ha la sua piccola attività, che la sta facendo nascere, poi cerca i collaboratori, si pone sulla digitalizzazione con questo approccio, è tutto più facile perché prima è consapevole e poi con la consapevolezza va allo strumento e usa quello giusto.
00:14:11 Andrea Veca
Scusa, però io ti voglio inchiodare alle tue parole. Mi aiuti di nuovo a capire la distinzione tra valore legale e quale valore legale e come questo c'entra con la soluzione che finisce in ign. Lo dico perché o sign non mi ricordo bene che suffisso abbiamo deciso di usare. Lo chiedo perché vorrei che chi ci ascolta abbia un riferimento tangibile. Con cui fare i conti.
00:14:43 Patrizia Sormani
Allora, il mondo della digitalizzazione è un mondo che ha delle norme anche sue specifiche, quindi oltre a tutte le leggi, le norme, tutto quello che già noi ci abbiamo che è tanta roba. Poi tenete presente che si dice che gli americani fanno, i cinesi copiano, gli europei fanno solo le leggi, quindi tendenzialmente noi siamo quelli che abbiamo la bulimia normativa proprio ormai la vomitiamo quotidianamente.
00:15:14 Patrizia Sormani
Assolutamente, però intendo dire, cioè proprio noi viviamo nel mondo normativo più spinto possibile. Quindi, in aggiunta a quello che già c'era, non è che si è preso quello che già c'era, ha detto: ma modifichiamolo perché adesso i documenti hanno cambiato forma, no?
In aggiunta a quello, ne abbiamo emanate una caterva. Nella caterva che sono state emanate ce n'è una che dice. Che è come dire, un principio che veramente pervade, ma è servito come pilastro alla digitalizzazione, che non è possibile negare il valore a qualcosa per il solo fatto che sia digitale.
00:15:51 Patrizia Sormani
Perché se noi non avessimo questo principio torneremmo alla bellissima affermazione di Andrea, ma allora io mi tengo la carta perché tanto la roba digitale non vale niente.
Invece c'è questo principio sancito a livello europeo che non è possibile negare.
A qualcosa che è digitale, comunque un valore legale.
Però si sono anche detti, certo, è comunque un valore legale e soprattutto noi in Italia ci siamo detti, è un valore legale che non è imprescindibile e assoluto, perché è una roba informatica, può anche valere zero, lo sappiamo, faccio un file, lo cambio, eccetera.
Quindi è un valore legale che si dice rimesso al libero apprezzamento del giudice.
Quindi cosa vuol dire? Sì, del singolo giudice. Poi è chiaro che, e qui si apre un altro capitolo, facciamo altre 7 puntate sul livello della giurisprudenza in ambito digitale e informatico, ma questo è un altro tema. Il singolo giudice è colui che decide se un documento che è stato perfezionato col famoso processo sign ha un valore, non ce l'ha.
Cosa vuol dire? Io e Andrea firmiamo un contratto, io lo firmo col col processo sign e dopodiché dico: Andrea, io questo contratto non l'ho firmato; quindi, io non ti pago la fattura. Andiamo a quello che interessa ai nostri amici ascoltatori e se non paghi la fattura io te la chiedo, ti faccio causa, decreto ingiuntivo, questo, quello, quell'altro, andiamo in tribunale.
Andiamo in tribunale e io ti dico: ma io non te la pago questa fattura per un principio fondamentale, questo contratto è nullo. Io mi appello non alla mancata prestazione, che magari c'è pure stata e lì si apre un altro capitolo, ma mi appello al fatto della forma di quel contratto.
Ti dico, guarda che per questo tipo di contratto ci voleva la forma scritta. Noi siamo in ambito digitale, per fare la forma scritta dovevamo usare altri strumenti, abbiamo usato questo, quindi questo contratto è nullo, non vale niente; quindi, io non ti pago la fattura.
Torniamo a bomba. Quindi, non possiamo escludere che ha un valore, ma è il giudice che decide. A fronte di questo, poi il giudice cosa fa? Va a cercare di capire come il processo è stato fatto. Se - qui entriamo nel tecnico - ci sono i log di sistema, cioè quando io mi sono collegata si è collegato Andrea, se Andrea si è collegato dal suo indirizzo IP personale, io dal mio telefono che cosa è successo per vedere se è risalibile questa, diciamo, questo fiume come i salmoni, fino alla fonte.
Ma non è una presunzione certa. Invece, se io avessi usato lo strumento giusto, firma avanzata per esempio, firma digitale che mi dava il valore di prova scritta a prescindere, perché è uno strumento che è la legge che mi dice: se tu lo usi, io ti dico già che il documento ha questo valore qua e io vivevo tranquilla.
Nessuno avrebbe potuto dirmi che era nullo perché, se richiedeva quella forma hai usato lo strumento giusto.
Ecco quindi la consapevolezza, senza demonizzare uno strumento sull'altro, senza dire ma quella firma lì non puoi mai usarla, usala e usala nei contesti giusti, perché tu sei il consapevole, cioè il risultato è avere l'utente consapevole e non inconsapevole, che sennò subisce e oltre a subire il processo subisce anche dei bei danni.
La rubrica e la “cassetta degli attrezzi” per diventare consapevoli
00:19:04 Andrea Veca
Chiaro, chiaro, no? Ma ti ringrazio moltissimo di questa, come si può dire: lectio. E sono sincero e che mi porta, anche andando verso la conclusione di questa prima chiacchierata, mi porta a spiegare perché abbiamo pensato a questa rubrica: Patrizia digitale, plebeo analogico.
Il problema principale pare essere la mancanza di consapevolezza.
L'opportunità principale pare essere, che non si capisce se sia una opportunità o un obbligo de facto, anche se non de iure. Ebbene, questa opportunità consente di snellire i processi, e va beh, ma addirittura di avere, per esempio, contratti. Nel nostro esempio, che siano ancora più sicuri di quelli che firmavamo olonomamente con la nostra bella stilografica con inchiostro nero, se non sbaglio, quindi questo è l'obiettivo.
La digitalizzazione sicuramente è una buzzword, ma non è solo una password, è un'opportunità pazzesca. Bisogna arrivare, bisogna, non bisogna fare niente.
Vale la pena di valutare di arrivare consapevoli per evitare anche che quando invece arriva l'obbligo, come la fatturazione elettronica, siccome lo devo fare, vado a cercare quello che costa meno, così smarco come quando si ti ricordi quando si cercava il software per il GDPR? Ma lei ce l'ha il software per il GDPR? Ma che diavolo è il software per il GDPR? Questo è quello che vorremmo fare.
Quindi Patrizia, correggimi se sbaglio, se si diciamo siamo non abbiamo ancora firmato con la nostra stilografica il nostro accordo per questi episodi. Però sei d'accordo che l'idea è questa e vorremmo con questo faro, con questo? Direzione: sciorinare, analizzare una serie di aspetti molto pratici che possano aiutare chi ci ascolta a cogliere questa opportunità senza, come per usare una tua espressione ricorrente, andare a sbattere contro un muro, perché digitalizzare non significa semplicemente passare dalla carta alla scansione in PDF, ma fare qualcosina di più. Niente di drammatico, ma qualcosina di più.
00:21:32 Patrizia Sormani
Sì, sono assolutamente d'accordo. E poi mi piace sempre, voglio dire, mettere a terra quelli che sono gli scopi per cui si fanno certe cose.
Io ho due figli ormai grandi, ma quando erano piccoli c'era un cartone animato bellissimo che si chiamava Manny Tuttofare. Manny Tuttofare era un omino che aveva una bellissima cassetta degli attrezzi che veniva chiamato in situazioni diverse e con la sua cassetta lui riusciva a mettere a posto le diverse situazioni e soprattutto, diciamo, trasmetteva il messaggio che con gli attrezzi giusti e la praticità giusta si risolveva il tema.
Sarebbe davvero bello se i nostri ascoltatori, molti lo sanno già, saranno anche già super esperti e quindi per loro sarà in qualche modo ridondante quello che ascoltano. Ma che gli ascoltatori abbiano la loro cassetta degli attrezzi per entrare in questa rivoluzione, cioè. Non possiamo negarlo, è una rivoluzione. C'è stata la rivoluzione industriale, siamo passati dal cavallo alla macchina a vapore e adesso c'è questa rivoluzione qua, che è una rivoluzione in cui si incuneano altre rivoluzioni: la blockchain, l'intelligenza artificiale, la tokenizzazione degli asset, qualunque altra cosa.
Partiamo dalle basi: cassetta basica, cassetta basica per non andare a sbattere nella attività quotidiana. Basica di: gestione di un ordine, fornitura, firma di un contratto, assunzione, cioè l'attività basica di un'azienda.
Dopodiché, se io ho quella consapevolezza lì, ma poi posso anche acquistare il software più sofisticato che, voglio dire, con l'intelligenza artificiale fa cose pazzesche. Però so da dove sono partito e quindi ho quella consapevolezza lì.
Quindi questa bellina cassettina degli attrezzi sarebbe carino se riusciamo in qualche modo a renderla disponibile a chi ci ascolta.
00:23:26 Andrea Veca
Perfetto. Quindi obiettivo di questa rubrica è costruzione della cassetta degli attrezzi digitali. E Patrizia, io ti ringrazio moltissimo, spero che abbiamo trasmesso a chi ci ascolta il senso e anche la passione. Perché? Oddio, forse da malati di mente, però sono argomenti veramente appassionanti. Del resto, a me appassiona il budget, per cui che ci sia una componente patologica è evidente.
00:23:50 Patrizia Sormani
Sì, penso che ci sia un'affinità mentale. Trovare sexy queste materie non è proprio la cosa più, come dire, più divertente. Però, ecco, non so se sono stata folgorata appunto per tornare all'ambito religioso oppure no. Però, secondo me, sono davvero appassionanti, ma anche perché non c'è limite. Noi scopriremo tante cose insieme nel percorso, cose che magari escono un giorno prima della nostra chiacchierata e quindi magari ne parleremo insieme.
Succede anche questo.
00:24:24 Andrea Veca
Patrizia Sormani, Patrizia digitale, grazie mille sia per il tuo tempo oggi sia per la non impegno, perché è una parola grossa, no, per la tua disponibilità. A realizzare questa rubrica e non vedo l'ora di costruire quella cassetta.
00:24:41 Patrizia Sormani
Grazie mille, grazie infinite a tutti voi che ci avete ascoltato. Grazie ancora anche a te, Andrea. Grazie.
Chiusura: sondaggio, feedback e invito a diffondere MingaMal
La registrazione finisce qui.
Grazie ancora a Patrizia Sormani! Dal prossimo episodio cominciamo a fare sul serio.
Ho ancora bisogno del tuo aiuto, cara ascoltatrice, caro ascoltatore.
A che punto sei nel tuo processo di digitalizzazione?
Fammelo sapere compilando il sondaggio dedicato all’episodio. Trovi il link nella descrizione dell’episodio.
Il tuo contributo mi aiuta a capire quanto sono rilevanti per te gli argomenti di questa rubrica e se ci sono argomenti in particolare che vorresti che affrontassimo.
Compila subito il sondaggio, adesso, senza esitare.
E poi, con più calma, aiutami a diffondere MingaMal.
Se ti piace, ovviamente.
Se ritieni che offra spunti interessanti, fai sapere a qualche tuo conoscente che MingaMal esiste! Grazie sin d’ora per qualsiasi aiuto vorrai darmi.
Ciao!