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Come l'ordine aumenta l'efficienza aziendale e la creatività personale
Pubblicato il 25 settembre 2026
Da questo dato parte la conversazione con Francesca Stracuzzi, Professional Organizer e consulente certificata del metodo KonMari.
Francesca racconta il suo percorso: quasi vent'anni nella pubblica amministrazione, in uffici dove il disordine era la normalità, poi l'incontro con il metodo di Marie Kondo e la scelta di farne una professione.
Oggi aiuta persone e aziende a fare ordine negli spazi fisici e digitali, ed è autrice di "Ufficio Zen", il primo libro in Italia dedicato al riordino degli spazi di lavoro.
Si chiarisce la differenza tra disordine, che riguarda lo spazio, e disorganizzazione, che riguarda la gestione del tempo e delle giornate.
Si parla del disordine digitale, più insidioso di quello fisico perché invisibile: desktop affollati di icone, email accumulate, archivi condivisi senza regole di gestione.
E si smonta un luogo comune: il disordine drena idee e creatività, tanto che tra i clienti di Francesca ci sono designer, stilisti e architetti.
La parte finale offre strumenti da applicare subito, al lavoro come nella vita privata: la regola secondo cui ogni cosa deve avere un posto, la lista serale delle tre attività principali suggerita da Chris Bailey, la regola dei 2 minuti di David Allen.
Trascrizione dell’episodio
Qui trovi la trascrizione integrale dell’episodio.
Francesca Stracuzzi racconta il passaggio dalla pubblica amministrazione alla professione di Professional Organizer e spiega come il riordino degli spazi fisici e digitali incide su produttività e creatività. La conversazione tocca il metodo KonMari, il costo del disordine in azienda e alcune regole da applicare da subito.
Quella che segue è la trascrizione integrale dell’episodio.
Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali.
Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.
Francesca Stracuzzi, Professional Organizer
Andrea Veca
Buongiorno, Francesca Stracuzzi, Professional Organizer e consulente certificata del metodo KonMari. Benvenuta a Mingamal.
Francesca Stracuzzi
Buongiorno a tutti. Ringrazio Andrea. Saluto anche gli ascoltatori che ci stanno ascoltando.
Andrea Veca
Il titolo di Francesca è abbastanza esteso e non avete ancora sentito niente.
Ci sarebbero anche molte altre qualifiche da aggiungere, però abbiamo convenuto che non fosse il caso di esagerare.
Però vorrei richiamare alcuni aspetti perché sono estremamente interessanti e partirei dal primo, che forse è quello che racchiude quello che tu fai, Il valore che tu porti ai tuoi clienti, che è quello di professional organizer.
Allora uno dice organizer, e pensa a un'agenda, pensa a qualche palmare dei primi anni 2000. In realtà. l'organizer è un vero e proprio organizzatore. E ora cerchiamo di capire insieme a Francesca di che cosa.
Siccome, Francesca, quello che tu fai è assolutamente difficile da inquadrare, io direi di entrare subito nel merito e ti chiederei di raccontarci in due parole chi è Francesca Stracuzzi e pian piano di avvicinarci al concetto di Professional Organizer. Entrambe le parole sono molto importanti, direi.
Dalla pubblica amministrazione al riordino
Francesca Stracuzzi
Sì, allora adesso vi racconto un po' chi sono.
Io sono Francesca, io sono di Belluno e non nasco Professional Organizer.
E vi voglio raccontare un po' della mia storia così capite anche da come mai sono arrivata a questa professione.
Sono anche mamma perché ho anche tre figlie, Quindi ho una vita abbastanza intensa.
Allora cos'è che faccio, di cosa mi occupo? Io aiuto le persone, a fare ordine nei propri spazi, che siano di casa, che siano professionali, che siano digitali.
Spesso anche quelli mentali.
E aiuto appunto a portare chiarezza nel mondo del lavoro, nelle giornate.
Però appunto io vi dicevo che ho iniziato la mia carriera professionale nella pubblica amministrazione.
Ho lavorato tantissimo, quasi vent'anni, nella pubblica amministrazione.
Non sono stata sempre ordinata, anzi, quando ero ragazza ero terribile, ero l'incubo, secondo me, di tutti, tutte le mamme, di tutti i genitori.
Però avevo compreso il valore dell'ordine, perché quando ho avuto degli spazi miei all'università o a casa mia quando mi sono sposata, l'ordine non è mai mancato.
E a proposito di ordini, Io ho sempre lavorato in uffici caotici.
Dove appunto perdere cose e il disordine erano la normalità.
E quindi quello che io facevo era creare strutture. Organizzare per me era una cosa che mi veniva normale.
Ecco, quindi questo è in breve. Diciamo che a un certo punto ho sentito il bisogno forte di realizzarmi anche dal punto di vista professionale.
Ho conosciuto prima il metodo Konmari, cercando appunto di sistemare e organizzare prima la mia casa, e poi è nata questa professione.
Mi sono formata per diventare Professional Organizer, attività che ormai svolgo da 5 o 6 anni.
Il costo del disordine in azienda
Andrea Veca
Quindi tu dici che eri molto disorganizzata quando eri giovane, ma avevi dentro di te il fuoco dell'organizzazione.
Cioè quando ti sei trovata a lavorare in ambienti caotici dove non si trovavano le cose, hai capito, hai percepito, hai ricevuto l'illuminazione per cui nel disordine si lavora male. È corretto?
Francesca Stracuzzi
Sì, esatto. Allora diciamo che sono due cose diverse. Il disordine riguarda lo spazio, Invece l'organizzazione invece dipende da come gestiamo le nostre giornate, come gestiamo il lavoro e altro.
Allora io mi sono trovata con sia disordine che disorganizzazione nell'ambiente dove lavoravo e l'organizzazione l'ho imparata quando ero ragazza nello sport.
Lo sport – adesso iniziano le scuole – è importantissimo perché insegna la gestione del tempo e la pianificazione.
Quindi avevo già delle competenze organizzative. Di base per me era semplice. Non potevo vedere perdere tempo.
Il disordine ha dei costi molto elevati in ambito aziendale.
Cioè, parliamo di un'ora persa a settimana per cercare oggetti fisici o digitali.
Che si sommi in un anno ... un'ora dici: ma cosa vuoi che sia un'ora?
No, in realtà in un anno sono più di 40 ore bruciate di produttività.
Quindi se penso agli imprenditori, che cercano sempre di migliorare la propria produttività, ecco, basterebbe a volte semplificare ed eliminare un po' il superfluo. Quello che io insegno a fare.
Andrea Veca
In realtà credo che la stima di un'ora sia molto ottimistica. Il reperimento delle informazioni costituisce di solito un onere spaventoso per chi lavora, indipendentemente dal livello in cui si trova.
Per cui tu hai citato gli imprenditori, Ma in generale chiunque lavori nell'organizzazione spreca un sacco di tempo o diciamo dedica un sacco di tempo al reperimento delle informazioni.
O delle cose. E/o delle cose, diciamo. Francesca, tu hai citato così di sfuggita il metodo Konmari. Di che cosa si tratta?
Il metodo KonMari
Francesca Stracuzzi
Allora, è un metodo giapponese di riordino degli spazi.
È stato ideato dalla giapponese Marie Kondo, che è diventata molto famosa con un libro che è "Il magico potere del riordine".
Infatti, io sentendola parlare del suo libro, poi ho appunto acquistato il libro. Poi iniziando a riordinare insomma la mia casa, ho sentito una grande trasformazione.
Perché quello che io voglio far capire è che a volte lo spazio ci rappresenta tantissimo e dice molto di noi.
E quando va in tilt perché c'è tantissimo disordine, e andiamo a sistemare, questo ci porta non solo tantissimi benefici a livello di tempo, ma chiarezza mentale. Migliora le relazioni. Ecco, quindi sono tantissimi i benefici. È sicuramente il metodo più noto e utilizzato al mondo e funziona, vi assicuro.
Andrea Veca
Ma da cosa nasce la Marie Kondo? La signora Marie Kondo, Marie è uno strano nome per una giapponese. Però treanseat. Un giorno la mattina si è svegliata e ha detto: c'è troppo disordine. Ma dove? In che ambito? Come nasce il metodo?
Ufficio Zen, il riordino degli spazi professionali
Francesca Stracuzzi
Beh, il metodo, lei ha sempre avuto questa passione dell'ordine, fin da bambina, fin da piccola. E poi ha iniziato ad aiutare le persone a riordinare gli spazi, sia di casa, sia spazi professionali.
Un po' come la mia storia, sai.
Finché una persona le ha detto "ma perché non scrivi un libro?"
Introduco anche il mio libro, perché mentre nel panorama del riordino degli spazi di casa ci sono tantissimi libri che parlano del tema, io ho scritto il libro "Ufficio Zen", che è il primo libro in Italia che si occupa esclusivamente di riordino di spazi professionali.
Andrea Veca
Quindi, il metodo con Marie, o meglio la signora Marie Kondo, parte da una riorganizzazione degli spazi non professionali, se capisco bene.
Tu ne hai mutuato invece un approccio alla riorganizzazione degli spazi in generale, anche quelli aziendali.
Francesca Stracuzzi
Esatto, esatto.
Io nasco negli spazi domestici, Inizio ad aiutare le famiglie a liberare le case, alleggerire.
E poi vengo chiamata in azienda da imprenditori o liberi professionisti che mi dicono "Francesca, ma io ho un casino, ho una scrivania dove non riesco a trovare niente: puoi aiutarmi? ".
Inizio anche a essere chiamata da enti che fanno formazione professionale, chiedendo appunto dei corsi.
Che è molto innovativo questo,
Sono ancora tematiche molto nuove. E quindi entro nel mondo delle aziende. Io sono laureata in economia aziendale. Ho tantissima esperienza. Ho vissuto su di me cosa significa, come dicevo prima, la disorganizzazione e quindi è da diversi anni ecco che aiuto ad alleggerire gli spazi professionali.
Quando il disordine entra nella mente
Andrea Veca
Ti faccio una domanda da scettico professionista.
Ma l'imprenditore che ha troppa confusione sulla propria scrivania, oltre a due scapaccioni dalla madre, di che cosa ha bisogno? Cioè, perché non se la mette a posto lui o lei la scrivania?
Francesca Stracuzzi
Sì, allora, come dicevo prima, a volte le persone sono sempre vissute nel disordine e non è neanche qualcosa che interessa, no?
Però arriva un punto in cui il disordine esce dagli spazi che noi vediamo e entra a livello mentale. E quindi quando ci occupa tutta la mente, mi chiamano e dico "non ce la faccio più, Ho bisogno di far chiarezza".
Ci sono tanti benefici dell'ordine e ci sono anche degli studi che dicono quanto aiuti.
Ordine e creatività
Francesca Stracuzzi
Prima abbiamo parlato del tempo e invece aiuta tantissimo la creatività.
Io dicevo "Ma che strano, no?".
Pensiamo sempre: "sono disordinato e sono una persona creativa".
In realtà proprio l'opposto, perché il disordine appunto drena le idee e la creatività.
E io devo dire che sono stata chiamata da tantissime persone creative, Da dei designer, da una stilista. Architetti che mi hanno detto non ne posso più.
Andrea Veca
Quello che non riesco a capire però, Francesca, è quale sia il sintomo e questo lo dico a beneficio di chi ci sta ascoltando affinché possa interrogarsi e farsi un, Diciamo, un'anamnesi.
Il creativo, o anche il non creativo, che ti interpella perché ti chiama? Cioè, di che cosa si accorge nel momento in cui ti chiama? Perché dice: non mi si è inaridita la vena creativa, allora chiamo Francesca perché ho bisogno di fare ordine.
Oppure, appunto,
Vede troppa confusione sulla scrivania e non trova più il cappello pensatore. Come funziona?
Il momento della saturazione
Francesca Stracuzzi
Allora succede che la persona è proprio satura.
Non ama più il posto dove vive o dove lavora. Sono delle situazioni molto complesse, no? Poi uno dice ci hanno provato anche mille volte a fare ordine da soli.
Ma non sono riusciti perché hanno difficoltà a partire. Non sanno da dove iniziare o hanno iniziato ma non sono riusciti ad arrivare a nulla, a concludere nulla. E ecco, questa è una veramente è una grande difficoltà.
Andrea Veca
Ho capito.
Il metodo, o meglio il tuo intervento, si applica sicuramente alla fisicità delle cose.
Abbiamo parlato adesso appunto di usiamo questa metafora – ma neanche tanto metafora – del disordine sulla scrivania.
Ma si limita alla confusione, come possiamo dire, fisica oppure si estende anche a quella digitale?
Il disordine digitale
Francesca Stracuzzi
No, si estende anche a quella digitale e il problema del digitale è ancora maggiore rispetto a quello fisico.
Perché mentre il disordine fisico è tangibile – lo vediamo, cioè noi vediamo una scrivania, un armadio pieno di cose – invece il digitale non lo vediamo.
Ma lo subiamo, finché a un certo punto: mi viene in mente, il cellulare cioè lo smartphone che abbiamo tutti, a un certo punto si blocca. Perché?
E un altro problema del digitale è che è lo spazio infinito.
Le persone comprano più memoria, quando esaurisce, ma non vanno alla causa del problema.
E quindi siamo sovrastati dal digitale,
Quindi da email che sono tantissime, No? Tantissime email che riceviamo.
Il desktop. Ecco, adesso devo fare due parole assolutamente per il desktop.
Perché il desktop è la nostra scrivania virtuale. Fino ad adesso abbiamo parlato di scrivania vera, Invece quella digitale e lì c'è di tutto e di più.
Adesso non lo so: centinaia di icone.
Infatti, quando io faccio i corsi, perché faccio anche corsi in azienda, dico sempre: ma com'è il tuo desktop?
Se dovessi descriverlo, ecco, ti adesso ti colgo impreparato, Andrea, se dovesse essere un'opera di un pittore, Quale? Quale opera sarebbe? Che pittore sarebbe il tuo desktop?
Il desktop tra Mondrian e Guernica
Andrea Veca
Ma ti devo dire la verità: io sono un po' ossessionato, per cui ti direi Mondrian.
Perché in questo momento ho otto icone sul desktop, Per cui ho del minimalismo giapponese in me.
Francesca Stracuzzi
Perfetto, comunque una volta mi hanno risposto Picasso.
E io ho detto ok, però mi ha detto Guernica.
Andrea Veca
Scusa, Ti ho parlato sopra, scusami.
Cos'è che ti hanno risposto?
Francesca Stracuzzi
No, mi hanno risposto Picasso.
Allora ho sentito che la situazione vedeva un desktop affollato.
Mi ha detto Guernica, ho detto wow e mi è venuto un mancamento.
Ci fa perdere un sacco di tempo questo desktop dove viene salvato tutto.
Cioè parcheggiato tutto lì quando secondo me poi non vengono neanche salvati in cloud le i documenti sono sul desktop.
Ci fidiamo e invece non c'è anche una sicurezza informatica che non va bene, oltre la confusione.
Un intervento centrato sulle persone
Andrea Veca
Quindi parliamo sia di fisico sia di digitale. Ma veniamo all'applicazione in azienda del tuo metodo, quindi alla natura del tuo intervento. Tu intervieni sulle singole persone, non sui processi aziendali?
Francesca Stracuzzi
Io lavoro con le persone. Aiuto a migliorare appunto l'organizzazione delle persone con le consulenze o con la formazione.
Però questo alla fine poi incide tantissimo sull'organizzazione dell'azienda perché quando migliora il singolo poi questo apporta dei grandi benefici a tutta l'azienda, a tutta la struttura.
La formazione come team building
Andrea Veca
E parlamene un po' di più perché mi affascina.
Ci sono diverse cose che vorrei chiederti perché vorrei capire meglio.
Cominciamo quindi dal come si struttura il tuo intervento.
Cioè anzitutto con chi parli in azienda? Parli con il leader, oppure parli con tutti, con il middle management? Come funziona?
Francesca Stracuzzi
Innanzitutto, beh, di solito è all'imprenditore che mi chiama o un ufficio del personale, se è un'azienda più strutturata.
E da lì capiamo insomma di che tipo di intervento c'è bisogno c'è bisogno, quali sono gli obiettivi dell'azienda, quali sono i colli di bottiglia, dove ci sono le difficoltà.
E da là vediamo cosa fare.
A volte facciamo dell'attività di formazione. A me piace moltissimo fare la formazione perché allo stesso tavolo ho avuto una volta un'azienda molto grande, no?
C'erano ruoli diversi, magari funzioni diverse, Però poi alla fine era erano tutti allo stesso livello a parlare di disordine, dei propri spazi, che siano digitali o fisici.
E quindi questo diventa proprio un lavoro anche di team building. Perché appunto magari livelli che non entrano comunemente in contatto è un modo appunto di avvicinarli.
Si lavora anche sulla logica del win-win. Il problema in azienda sono gli spazi comuni che sono abbandonati e lasciati a sé stessi.
Gli spazi comuni e la logica del win-win
Andrea Veca
Ok, elabora perché è molto interessante questo. Il tavolo su cui tutti appoggiano i fascicoli vecchi.
Francesca Stracuzzi
Ti faccio un esempio.
Sì, ti faccio diversi esempi.
Perché questa è recente. Qualche giorno fa sono stata a fare una visita medica, quindi era in una sala d'attesa e c'era una bacheca.
La bacheca è un ottimo strumento organizzativo, perché puoi lasciare appuntamenti e altro. C'era di tutto e di più, cose datate, c'erano avvisi sopra avvisi. Era veramente un'accozzaglia di tutto e di più e questo è quello che succede negli spazi comuni.
Che sia anche lo spazio digitale, no? Mi viene in mente l'archivio condiviso che a volte non ci sono delle regole di gestione.
Ok, poi ti faccio un altro esempio, sempre a livello aziendale.
Ci sono magari delle aziende produttive dove lavorano a turni e dove hanno dei degli armadi, che vengono utilizzati da più dipendenti.
Anche lì spazio condiviso abbandonato.
Invece dobbiamo pensare che c'è questo punto, Questa logica del win-win: se io metto a posto poi anche ne beneficia anche l'altro.
Ogni cosa deve avere un posto
Andrea Veca
Ma questo è molto interessante. Quindi da una parte la gestione dello spazio condiviso potrebbe essere assegnata a un responsabile. Però, grazie alla tua formazione, il contributo dei singoli migliora e quindi rende la vita del responsabile più semplice.
Francesca Stracuzzi
Sì, è questo anche la logica.
È anche un'attenzione.
Adesso mi viene in mente una cosa circa l'azienda di cui ti parlavo prima, perché hanno degli strumenti costosi.
A volte viene utilizzato un carrello degli attrezzi di un'officina, o comunque di un reparto produttivo.
Se le persone non rimettono poi le cose al posto è un problema. Perché la prima regola di organizzazione è che ogni cosa deve avere un posto e poi quando viene utilizzata una cosa viene rimessa a posto.
Si insegna ancora ai bambini all'asilo.
Però se questo non viene fatto, poi ci sono strumenti veramente molto costosi che vengono persi.
Quindi anche in questa logica di efficienza.
Formazione e consulenze individuali
Andrea Veca
OK, comincio a capire e comincio ad apprezzare il vantaggio del tuo metodo.
Quello che volevo chiederti prima era in merito alla formazione.
Tu hai citato due volte l'aspetto formativo del tuo intervento.
Ci sono anche altri tipi di approccio che tu metti in essere?
Francesca Stracuzzi
Sì, faccio le consulenze one to one.
Dipende se lavoro con il singolo imprenditore o la singola persona.
Se si fa un lavoro in team.
Di solito l'approccio migliore sarebbe una formazione con poi alcune consulenze anche individuali.
La motivazione al cambiamento
Andrea Veca
Le consulenze individuali sono finalizzate al più casinista di tutti che deve essere opportunamente riprogrammato?
Francesca Stracuzzi
Questa qui è veramente una cosa comune, No? Che si pensa che la persona più incasinata è quella che abbia più bisogno del mio intervento.
Invece non è non è vero, perché dipende tanto dalla motivazione – e ti ringrazio per questa domanda – da quanto è motivata una persona a cambiare.
Perché, è un qualcosa che noi mettiamo in atto.
Io sono molto incentrata sulle persone e di solito ho un approccio molto empatico.
Ho visto veramente persone trasformarsi, aziende, case trasformarsi,
Ma non è tanto l'aspetto che si alleggeriscono: è quello che cambia nelle persone.
Non so se riesco a farmi comprendere.
Ecco, quello che ti voglio far capire non è dov'è che c'è l'ufficio più incasinato, ma la persona più disposta a un cambiamento.
Andrea Veca
Ok, ma chi lo capisce, Chi è più disposto al cambiamento? Tu, come consulente?
Francesca Stracuzzi
Sì quando facciamo percorsi di gruppo, ci sono delle persone che non avrei mai detto.
Magari anche persone magari un po' scettiche. Mi è capitato sai magari dei delle persone che intervengono poco e non sembrano interessati e poi dopo ti trovi all'incontro successivo ed altro che dici "Wow ho cambiato questa cosa" quindi che arriva il momento giusto.
Durata e misura dell'efficacia
Andrea Veca
Ho capito, quindi quando vengono illuminati poi si fanno alfieri della tua missione di eliminare la confusione.
Quanto dura, se è possibile rispondere, in media un tuo intervento?
Cioè non il singolo intervento.
Ma immagino che tu compia un percorso insieme alla azienda, anzi insieme alle singole persone dell'azienda. Che poi sia one-to-one o che siano sessioni collettive non cambia niente. Ma da quando tu intervieni a quando comincia a cambiare qualcosa quanto tempo passa?
Francesca Stracuzzi
Ma ci vuole almeno un mesetto. Io di solito faccio anche delle formazioni di 8 ore che sono risultate molto efficaci.
Poi cerco sempre di fare un incontro di follow-up anche solamente un paio d'ore. Questo serve tantissimo.
Andrea Veca
Però non ho capito.
Ripeto, forse è impossibile rispondere a questa domanda perché dipenderà da caso a caso. Una circostanza tipica che ti capita prevede, ok, una giornata diciamo 8 ore di formazione per tutti o per alcuni.
Francesca Stracuzzi
Esatto.
Andrea Veca
Ok, poi c'è il follow-up e basta. Sono questi due.
Francesca Stracuzzi
Sì, o se sono l'azienda che ho incontrato mensilmente per qualche mese.
Andrea Veca
Ok, qual è, se c'è, il parametro che misura l'efficacia del tuo intervento?
Cioè dopo un mese o dopo qualche mese, che cosa fa sì che il tuo cliente dica: ne valeva la pena? È una sensazione oppure possiamo individuare un numero?
Francesca Stracuzzi
A me non piacciono i numeri.
Però posso dirti che una volta un imprenditore mi ha detto che aveva fatto una formazione ai dipendenti della sua azienda mi ha detto che i dipendenti l'avevano ringraziato per la formazione che avevano fatto e che non è una cosa scontata.
Quindi direi questo che per me è un indice importante è vedere le persone agire perché c''è tantissimo sul mercato: si può fare tanta formazione. Quando vedi le persone che si mettono in gioco e fanno questo, secondo me è il numero più importante.
Competenze trasversali, dal lavoro alla vita privata
Andrea Veca
Sai anche perché lo abbiano ringraziato? Qual è l'aspetto di valore che le persone hanno realmente percepito?
Francesca Stracuzzi
Sì, questa è una domanda veramente interessante.
Perché è stato utile.
Perché quello che io insegno è trasversale.
Cioè che io sia in azienda e insegno a organizzare il proprio spazio, o la propria mente, questo poi può essere applicato anche a casa.
Quindi ci sono persone che poi si sono messe il weekend a svuotare l'armadio o a liberare altre cose.
Insegno anche come strutturare un'agenda, come creare le liste.
Poi questo lo puoi fare anche appunto nella tua vita privata.
Quindi quello che insegno non è solamente a livello professionale,
Ma è una cosa che ti aiuta e che migliora la vita delle persone.
Le liste e le tre cose principali
Andrea Veca
Bene, direi che abbiamo descritto gli aspetti principali del tuo intervento.
In realtà avrei mille domande, ma il tempo non lo consente.
Te ne faccio solo solo due velocissime. Una: hai menzionato le liste. A che cosa fai riferimento con le liste?
Francesca Stracuzzi
Sì, le liste, che non è solamente la to do list che spero tutti facciano, la lista delle cose da fare.
Io cerco sempre di essere pratica, quindi cerco di dare dei consigli finali da mettere subito in pratica alle persone che ci stanno ascoltando.
In realtà non esiste un'unica lista, ma esiste un sistema, quindi sarebbe da approfondire.
Però se fate la to do list non potete pensare di riuscire a far tutto.
Quindi seguite Chris Bailey che è esperto di produttività e dice: le tre cose principali.
Fate la lista alla sera in modo che così scaricate la mente e riuscite a riposare bene.
Chiudete la giornata lavorativa guardando l'agenda e quello che c'è da fare.
E poi individuiamo tre cose importanti. Alla fine, non è che sono tantissime; non è la quantità di quello che dobbiamo fare.
Andiamo a vedere le tre cose più importanti. Sono le tre cose che di solito tendiamo a procrastinare.
L'attività più importante la procrastiniamo.
La regola dei 2 minuti
Andrea Veca
Sì, certo, perché è una menata pazzesca.
Francesca Stracuzzi
E l'ultima cosa si cui volevo parlarvi: la regola dei 2 minuti di David Allen
Se un'attività dura meno di 2 minuti per essere fatta, falla e basta.
Questo quindi cosa significa? A volte ci metto meno a fare una cosa che non a tenerla in mente.
Perché noi abbiamo la testa intasata, piena di pensieri, attività ed altro.
Quindi a volte non possiamo. Adesso magari mi viene in mente che devo andare a comprare il latte o il pane, ma sto parlando con te e non è che posso mollare tutto.
Però basta appuntarla su un foglio di carta, sulle note e quindi cerchiamo di liberare la mente, portando all'esterno quello che dobbiamo fare. Quindi alleggerire in questa in questo modo la mente.
E se c'è una cosa da far subito, facciamola subito perché ci togliamo carico mentale.
Saluti e riferimenti
Andrea Veca
Ho capito. Una sorta di versione mentale del carrello, Della come si chiama la fila veloce dei carrelli al supermercato. Insomma, la roba veloce si fa fuori subito e in media il tempo di attesa si abbassa.
Va bene.
Francesca, io ti ringrazio molto.
Se qualcuno volesse mettersi in contatto con te, Come ti può trovare?
Francesca Stracuzzi
Allora, mi può trovare su LinkedIn. Come Francesca Stracuzzi, Poi ho il canale YouTube Francesca Riordino dove trovano veramente tantissimi video, idee e altro e poi vabbè sono anche su Instagram, Possono anche guardare anche il mio sito Francesca Riordino.
www. Francescariordino.it
E poi dopo mi trovano anche su Amazon ufficio Zen, Insomma il libro "Il metodo per eliminare il superbo e lavorare con chiarezza" per un po' di spunti pratici per riordinare non solo lo spazio, ma proprio anche le giornate.
Andrea Veca
Grazie mille Francesca Stracuzzi, buon lavoro, buon ordine.
Francesca Stracuzzi
Grazie mille Andrea, è stato proprio un piacere. Grazie a chi ci ha ascoltato.