Dal click all'appuntamento: AI, automazioni e qualifica dei lead
Pubblicato il 31 luglio 2026
Roberto Anastasio, fractional CMO per PMI, e Andrea Veca ripercorrono il tratto di strada che sta tra il click su un annuncio e l'appuntamento con un commerciale.
l punto di partenza è un'azienda B2C che spendeva in Facebook Ads e Google Ads con un ritorno di cassa allineato alla spesa e con contatti che si raffreddavano poco dopo aver lasciato i dati. Roberto racconta come ha ricostruito il percorso: i contatti confluiscono in un CRM, un agente AI li raggiunge su WhatsApp pochi minuti dopo, fa le domande che servono a inquadrare la situazione e fissa l'appuntamento nel calendario del commerciale quando il contatto risulta qualificato.
Da lì la conversazione entra nel funzionamento dell'ecosistema: gli agenti AI addestrati sul business model dell'azienda, con una knowledge base che raccoglie offerta, servizi e missione; le automazioni che spostano il contatto lungo la pipeline del CRM in base ai segnali di interesse, dall'apertura di una mail al click su un link; il passaggio dall'interazione agentica all'interazione umana man mano che il contatto si avvicina all'acquisto; l'automazione che segnala al commerciale l'apertura di un preventivo.
Roberto colloca il CRM tra gli strumenti, con l'orchestrazione affidata a chi fa marketing, e descrive il lavoro che precede l'adozione della tecnologia: ascoltare l'imprenditore, guardare quello che è stato fatto prima, arrivare a quella che chiama diagnosi di marketing. Trovano spazio anche l'applicabilità al B2B, legata al customer journey, e gli accorgimenti che tengono la comunicazione allineata alla brand identity.
Trascrizione dell’episodio
Qui trovi la trascrizione integrale dell’episodio.
La conversazione parte da un caso B2C e arriva al metodo: agenti AI che scremano i contatti, automazioni che li accompagnano lungo la pipeline, commerciali che chiudono. In chiusura, la diagnosi di marketing come passaggio che precede la scelta degli strumenti.
Quella che segue è la trascrizione integrale dell’episodio.
Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali.
Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.
Benvenuto e inquadramento del tema
Andrea Veca
Buongiorno Roberto Anastasio, Chief Marketing Officer, direttore marketing per PMI, un sacco di cose e benvenuto su Mingamal.
Roberto Anastasio
Grazie mille, grazie Andrea, grazie per avermi ospitato in questo bellissimo podcast.
Andrea Veca
Figurati, grazie mille a te, perché vogliamo affrontare un tema estremamente caldo – più o meno caldo come la temperatura che c'è a Milano oggi; immagino che dalle tue parti non sia molto meglio – che è quello naturalmente dell'AI, dell'intelligenza artificiale, perché se non parli delle AI non sei nessuno.
In particolare, la prospettiva, il taglio che mi gasa parecchio – non vedo l'ora di entrare nel vivo della chiacchierata – è che vogliamo dare una descrizione estremamente operativa dell'intelligenza artificiale applicata principalmente al marketing.
Probabilmente non parleremo solo di questo. Faccio già questa sorta di disclaimer con chi ci ascolta.
Per cui non saremo rigorosissimi, però al 95% ci concentreremo su questo.
Roberto ha un'esperienza consolidata proprio nell'applicazione di questo tipo di tecnologie, ma non solo in quanto tecnologie, ma soprattutto nella capacità di individuare il valore che le tecnologie possono esprimere. E per questo, Roberto, ti ringrazio per essere qui con noi.
Siccome è la prima volta che chiacchieri con MingaMal, ti chiederei, Roberto, di dirci in due minuti chi sei e che cosa fai.
Che cosa fa un Chief Marketing Officer
Roberto Anastasio
Sì, io sono un CMO, ovvero il Chief Marketing Officer.
Cos'è un chief marketing officer?
È un direttore marketing che si prende cura dell'intero ecosistema del marketing, in questo caso marketing digitale per PMI.
Quindi non si cura solo del fare le campagne Facebook o Google, ma si occupa dell'intero ecosistema del marketing digitale dell'azienda, a partire dall'analisi di mercato, dallo studio. dell'offerta e solo dopo si passa a fare Facebook ADS o Google ADS.
Però qui il percorso non è ancora finito perché, come molti imprenditori sanno, fare Facebook ADS magari li può portare dei lead, che spesso non sono in target.
I lead, per chi non lo sapesse, sono dei contatti che sono dei potenziali clienti e che dovrebbero trasformarsi in clienti, perché tu li paghi i lead.
E il problema è che da quel momento in poi c'è una giungla. C'è una giungla perché molte PMI si perdono perché non hanno un sistema di automazioni ed AI che è allineato con quello che è la comunicazione di quell'azienda.
Sto parlando, ad esempio, di agenti AI che rispondono, di automazioni che scattano in determinati punti, del flusso dopo aver acquisito il cliente.
Quindi da quando viene acquisito il cliente ci deve essere un ecosistema che va a nutrire e va a scaldare nuovamente il pubblico che in quel momento ha cliccato sulle Facebook ADS perché era emotivamente coinvolto, ma magari 5 minuti dopo, un'ora dopo, si sono già dimenticati di te perché ci sono altri mille competitors che hanno lo stesso prodotto ... ci sono tante, tante offerte sul mercato e quindi ...
Dal click alla vendita: la qualificazione del lead
Andrea Veca
Scusami se ti interrompo perché tu stai già andando troppo avanti e io voglio metterti le redini oggi, Roberto, perché so che sei rutilante e vulcanico, ma io voglio andare un passo alla volta perché sono vecchio.
Hai già chiarito perfettamente l'ambito, non solo marketing, ma in particolare ci concentreremo su quella che potremmo chiamare forse qualificazione del lead.
Si fa presto a dire lead: uno che ha cliccato un link o un AdWords, un bottone, sicuramente ha mostrato un certo livello di interesse, ma questo non vuol dire che sia già pronto a comprare. E quindi noi dobbiamo lavorare affinché quel livello di interesse aumenti, la temperatura del contatto si scaldi e finalmente possiamo provare a vendere.
Questo è quello che vogliamo fare e vogliamo assicurarci di farlo.
L'AI ci viene in aiuto, ora vedremo come, per fare questo.
Solo un'ultimissima cosa, Roberto. Tu hai detto che sei il CMO, quindi il Chief Marketing Officer, cioè tu aiuti a fare marketing o meglio coordini le attività di marketing delle PMI.
C'è un'altra parolina che va molto di moda che secondo me ti è scappata non oggi ma in altre chiacchierate, che è quella del fractional. Tu sei un fractional CMO, ci aiuti a capire veramente in un minuto che cosa vuol dire?
Fractional CMO: rispondere dei risultati
Roberto Anastasio
Sì, esattamente, perdonami, io do quasi sempre tutto per scontato ...
Il fractional CMO non è altro che un CMO, quindi un direttore marketing, ma ha preso una frazione del tempo. Cosa significa? Che questo CMO può lavorare anche per diverse aziende, ok, quindi non è vincolato full time a lavorare sempre per la stessa azienda.
Però qui c'è un'arma a doppio taglio anche per me, perché lavorando fractional, quindi una frazione del tempo, io non rispondo di quanto tempo lavoro per l'azienda, ma rispondo sui risultati che porto sull'azienda.
Quindi, a differenza magari delle agenzie che normalmente, a meno che non lavori con agenzie di alto livello, quello che fa l'agenzia è portare contatti.
Io devo portare clienti e questo lo faccio appunto con automazioni, AI, studio di mercato e un costante supporto durante il giorno al titolare della PMI e ai suoi commerciali.
Andrea Veca
Perfetto, quindi tu non vendi tempo ma vendi risultati e lo puoi fare nei confronti di più clienti contemporaneamente.
Allora entriamo nel vivo del nostro argomento e per capire bene, facci per favore un esempio di progetto, proprio un esempio di circostanza da cui vogliamo partire per aiutare chi ci ascolta a capire esattamente di cosa stiamo parlando.
Spendere in campagne con il conto in pari
Roberto Anastasio
Sì, ti do un esempio concreto: quattro mesi fa è arrivato da me un imprenditore, posso anche dire l'azienda Tecnombra, e questo imprenditore aveva un grande problema: continuava a spendere soldi.
Aveva due agenzie alle spalle, continuava a spendere soldi con Facebook ADS e Google ADS, ma quello che gli andava, che ritornava in cassa, era filo a filo con quello che spendeva.
E lui aveva avuto già questo input per implementare l'intelligenza artificiale. È comunque una persona intraprendente: sappiamo che dell'imprenditoria bisogna esserlo per stare avanti.
E quindi mi ha contattato per capire come si poteva aumentare questo gap tra quello che vai a spendere e quello che ti ritorna in cassa. Era già appassionato di AI. Allora abbiamo fatto un primo colloquio, gli ho detto come implementare soluzioni che avrebbero aumentato i margini di guadagno della sua azienda e poi abbiamo iniziato a lavorare.
Tu dimmi dove mi devo fermare, perché poi io proseguo sempre come un fiume in piena.
Che cosa succede dopo il click
Andrea Veca
L'incipit, o meglio l'inquadramento dell'ambito è perfetto.
Entriamo proprio nel dettaglio.
Io sono il potenziale cliente o non ancora: non sono nemmeno un lead di questa azienda.
A un certo punto clicco. Tu hai citato le AdWords o comunque una qualunque forma di inizio della relazione con un click.
Facciamo finta che sia un AdWords.
Io clicco e a quel punto che cosa succede? Cioè quello che voi avete implementato, che cosa mi fa fare?
Roberto Anastasio
Esatto, hai fatto bene a farmi questa domanda. Vedo tantissime aziende, io azzarderei a dire il 60% delle aziende non hanno innanzitutto un sistema che convogli tutti questi contatti, che si chiama CRM e possa poi alla fine nutrire in termini di comunicazione e portare quel contatto da essere solo un contatto a fargli fare un percorso dopo l'acquisizione per portarlo da contatto a cliente: adesso ti lascio i miei soldi.
Ecco, il primo step è questo: quindi tutti i contatti vanno automaticamente in un CRM.
Poi questa è la base, non è neanche automazione, questa è proprio l'abc.
Poi, dopo che è entrato, il viaggio di quel contatto, viene organizzato secondo diversi step a seconda del livello di interesse, fino ad avvicinarlo all'acquisto.
Quali potrebbero essere questi livelli di interesse? Potrebbero essere la risposta a un agente AI che, dopo che ha lasciato i suoi dati, magari lo ha contattato.
Potrebbe essere l'apertura di una mail.
Potrebbe essere il click sul link. E quindi io clicco sulla mail di questa azienda, vuol dire che sono interessato, giusto?
Ecco tutti questi segnali andando avanti nel percorso ci fanno distinguere effettivamente chi è più vicino ad acquistare il tuo servizio, da quelli che magari ancora sono freddi o che magari non acquisteranno mai.
Il CRM è una cassetta degli attrezzi
Andrea Veca
Perfetto. Quindi scusami di nuovo, ti interromperò altre 28 volte: Roberto, ti prego di essere paziente.
Anzitutto, saluto il mio amico Mauro che mi ha strigliato a dovere per non dare niente per scontato. CRM vuol dire customer relationship management e sono dei software che aiutano a gestire, come suggerisce il nome, l'intera storia della relazione con il cliente, ma in realtà con il contatto, cioè ancora prima che noi lo possiamo considerare come cliente perché non ha ancora cacciato la lira, già cominciamo a studiarlo e a gestirlo.
Roberto Anastasio
Posso fare solo una precisazione, Andrea?
Questo è molto importante, visto che abbiamo citato il CRM.
Il CRM non è la strategia. Il CRM è una cassetta degli attrezzi.
Perché molti imprenditori credono di comprare il CRM e di aumentare automaticamente il fatturato. No, il CRM è un coltellino svizzero con tanti strumenti all'interno che però devono essere orchestrati e governati da una persona che fa marketing. Punto, chiudo.
Azioni automatizzate e reazioni da misurare
Andrea Veca
No, assolutamente è fondamentale, è così, basta, non posso che sottoscrivere e tacermi. Invece, non mi taccio su un altro aspetto di cui tu hai cominciato a parlare prima che io ti interrompessi e che ora ti esorterei a portare avanti.
Quindi noi vogliamo fare delle azioni automatizzate che suscitino una reazione nel nostro contatto e vogliamo misurare quella reazione.
Cioè, in altri termini, se io clicco un AdWords e non mi faccio mai più sentire per vent'anni, vabbè, non è che fossi proprio caldo: non ero pronto a comprare.
Se invece comincio ad aprire i messaggi e clicco sui link che mi invii, probabilmente sono più caldo.
Vorrei chiederti anzitutto se ho capito correttamente, ma inoltre come l'AI fattivamente, sostanzialmente, operativamente entra in gioco. Se ci puoi fare un paio di esempi
La scrematura e l'appuntamento in calendario
Roberto Anastasio
Sì, farò l'esempio di questa azienda.
Diciamo una cosa: ogni strumento, ogni sistema che sia AI o automazione va applicato secondo la strategia dell'azienda.
Quindi parliamo per esempio del caso Tecnombra. Tecnombra aveva tanti contatti, quindi spendeva un budget medio, aveva tanti contatti al mese. Il problema era che arrivavano contatti, ma questi erano semi morti, nel senso che erano persone che avevano lasciato i dati e poi si dimenticavano.
Quindi se noi acquisiamo, diciamo, 300 o 400 contatti e tu ne chiudi 20, c'è un problema.
C'è un problema perché bisogna capire chi è prossimo ad acquistare e non chiudere solo quelli, cioè che sono caldi, che vogliono acquistare in quel momento.
Innanzitutto, cosa abbiamo fatto? Abbiamo iniziato a fare un primo step di qualifica, quindi di scrematura. Quindi quando arrivava il contatto da Facebook c'era un agente, magari dopo un paio di minuti, che gli mandava un Messaggino WhatsApp.
"Ciao, sono Marta", "ciao, sono Alice".
Ho visto che hai lasciato i tuoi dati. Vorremmo un attimo capire di più sulla tua situazione. Quando vorresti installare, per esempio, il prodotto va bene?
E solo se la persona era qualificata, fissava direttamente l'appuntamento in calendario dei commerciali,
Quindi in questo caso non si tratta più da parte del commerciale di chiamare ogni lead e fare 300 chiamate.
Ma si tratta di alzarsi la mattina e aprire il calendario.
Ogni commerciale aveva il suo calendario.
E voilà, tutti i contatti, tutti i potenziali clienti in calendario dovevano solo richiamarli con l'ora precisa alla quale volevano essere contattati.
AI e automazioni, due cose distinte
Andrea Veca
Perfetto, qui tu hai detto una cosa che secondo me pesa 50 tonnellate, cioè tu hai citato automazione e intelligenza artificiale.
Spesso queste due cose si mescolano, per cui ti ringrazio moltissimo per questo "e" che vorrei sottolineare. Allora vorrei chiederti questa cosa: in particolare, l'intelligenza artificiale entra in gioco perché la comunicazione o, se vuoi, lo stimolo nei confronti del potenziale cliente avviene in modo destrutturato.
Cioè non è "clicca qui", ma è "ti mando un messaggio, magari anche un po' personalizzato, tu mi rispondi, leggo la tua risposta e magari ti mando un altro messaggio, questa volta sicuramente personalizzato".
È così?
Roberto Anastasio
Assolutamente sì, stiamo parlando di agenti AI o Bot agent e, non voglio andare nello specifico, ma sono proprio degli agenti veri e propri che sono educati su tutto il business model della PMI: cosa vendono, perché lo vendono, qual è la loro missione, qual è l'offerta, il servizio. Hanno una knowledge base, si chiama quindi una base di competenza dove vanno ad attecchire queste informazioni e rispondere in maniera congrua, direttamente e dinamica, ogni volta in maniera diversa, al consumatore che fa delle domande.
Sì, mi hai convinto, voglio fissare l'appuntamento con il commerciale.
Una conversazione che regge le domande specifiche
Andrea Veca
Quindi io ricevo il primo messaggio e dico: sì, bello, però lo vorrei di colore rosso. Allora l'AI va a vedere nella knowledge base e dice: sì, ce l'abbiamo di colore rosso.
E quindi è in grado di portare avanti una conversazione fino all'auspicata e agognata collaborazione.
Roberto Anastasio
Io vorrei una pergola di 10 per 5, c'hai 10 per 5 misure custom. Noi possiamo anche fare le misure custom. Se le faccio parlare con un commerciale direttamente, le farà delle domande più specifiche e sono sicuro che saprà accontentarla.
B2C, B2B e il customer journey
Andrea Veca
Ok, perfetto, no, ti ringrazio Roberto, credo che abbiamo veramente chiarito, se posso dire finalmente, perché trovo che uno dei problemi è che spesso si diano per scontate troppe cose oppure così ci si innamori dei termini un po' nebulosi e quindi la gente non capisce niente. Quindi rimane dov'è. Invece qui abbiamo chiarito molto bene, io credo almeno, poi ce lo dirà chi ascolta. Quindi grazie mille Roberto.
Senti andando avanti questo che abbiamo fatto direi che è un esempio business to consumer oppure no? Perché le tende o cosa vende la Tecnombra sono anche acquistate da architetti o da artigiani?
Roberto Anastasio
No, in questo caso è B2C.
Andrea Veca
Ok, ti chiedo questo ragionamento che noi abbiamo fatto in ambito B2C, quindi business to consumer, nulla vieta che possa essere fatto anche in ambito B2B, quindi business to business, o sì? Con processi diversi, ovviamente.
Roberto Anastasio
Sì. Ti rispondo direttamente e onestamente.
Ni, nel senso sì, perché comunque anche nel B2B si possono applicare questo tipo di cose. Bisogna sempre andare a vedere cosa vende l'azienda, a chi la vende, qual è il customer journey, quindi il percorso che fa e tutti gli step, cioè il percorso del consumatore da quando vede l'azienda a quando compra.
Questo determina la strategia e gli elementi da utilizzare in termini di AI e automazioni, che possono essere completamente diversi da un'altra azienda che fa sempre B to B o B to C.
Adesso, nel caso delle B to B, si usa molto Expandi con LinkedIn, anche se quello è un processo di acquisizione molto più lento.
Non voglio dilungarmi. Sì, si possono comunque usare agenti e automazioni sia B to B che B to C.
Però ovviamente con una spalla che ti possa dire, secondo quello che è il customer journey del consumatore, guarda che devi utilizzare questo piuttosto che questo.
Lo strumento acquistato e la stanchezza da AI
Andrea Veca
Sì, assolutamente. E la spalla è un CMO?
Quello mi è chiaro. Il fatto che io compro un prodotto e divento miliardario lo abbiamo già sdoganato. Non succede, punto.
Il prodotto di per sé non fa un tubo di niente.
Io posso anche comprare uno scalpello e metterlo sulla scrivania. Questo non fa di me un Bernini o un Canova.
Roberto Anastasio
La banana appesa sul muro è stato un caso storico. Ma non penso si ripeta più
Andrea Veca
Ho provato anch'io, l'unico effetto è stato sporcare il muro, altro che Cattelan.
Senti, una domanda che non avevamo previsto, ma stiamo andando benissimo col tempo, per cui me la permetto. Mi scuserai, Roberto.
Cè un po' di stanchezza da AI dal punto di vista del fruitore.
Cioè, io non ho voglia di far ricevere un messaggio che è palesemente scritto da un bot, perché c'ha dentro concretezza, c'ha dentro domande scomode e c'ha dentro la costruzione non A ma B.
Ora, a parte le stupidaggini, qual è la tua esperienza in quest'ambito? Come si fa a mantenere una freschezza che non alieni il potenziale cliente?
Dall'interazione agentica all'interazione umana
Roberto Anastasio
Ti dico subito, ti fermo subito, perché la freschezza sugli agenti AI su un pubblico che non ti conosce non esiste, nel senso si può applicare tranquillamente, va bene.
Quello che però non consiglierei mai, abbiamo parlato di percorso dell'utente, del consumatore, da quando ti conosce a quando acquista. Più ti avvicini alla fase di acquisto del tuo prodotto, più ti deve passare da un'interazione agentica a un'interazione umana.
Questo perché? Io lo dico sempre, differentemente da molti altri che possono vendere fuffa: l'intelligenza artificiale non vende. Non vende, ma dà un boost, una spinta alle vendite, questo sì.
Quindi nel momento in cui sei prossimo a vendere il prodotto, la comunicazione deve essere comunque portata avanti dai commerciali.
Quindi la palla, per esempio, può passare da una comunicazione agentica a una comunicazione fatta di automazione. Ti faccio un esempio: hai acquisito il contatto, c'è l'agente che screma bene, quello è stato il potenziale cliente è stato scremato, va avanti, poi riceve il preventivo, giusto?
Allora lì, dopo aver fatto il preventivo, non vogliamo di nuovo che la gente comunichi su WhatsApp.
Uno perché è ripetitivo, due perché diventa pesante. E allora lì scattano altre automazioni in sottofondo che possono dire al commerciale: guarda che questa persona ha aperto il preventivo.
E quello è un grande plus, perché quando il commerciale lo sa, magari dopo un'ora già chiama e può dire: sì, senta, guardi, per caso ha aperto il preventivo.
Anche se lo sa già. Ok, ci sono tutte delle strategie e appunto nella seconda fase. Più automazione, meno AI.
Messaggi in linea con la brand identity
Andrea Veca
Perfetto. Quindi solo per chiarezza, per assicurarmi di avere capito il problema che io ho sollevato, tu non lo vedi.
Cioè se non si fa di dementi, e quindi si ragiona con la logica che tu hai descritto, il potenziale cliente non è infastidito da messaggi che suonino fasulli. Non ti è capitato quantomeno.
Roberto Anastasio
No, se le automazioni convivono in maniera armoniosa con l'AI, se è stato fatto un lavoro professionale, si possono evitare tutte quelle cose come messaggi fasulli o messaggi che non sono in linea con la brand identity o ancora peggio, messaggi che partono alle 11:00 di sera.
Che non è proprio bello da parte del consumatore vedersi, magari sta a letto e vedersi un tin che scappa.
Come lavora Roberto con l'imprenditore
Andrea Veca
Perfetto, ottimo, molto interessante. Senti Roberto, andiamo verso l'ultimo argomento che però è abbastanza pesante.
Ci racconti come lavori tu, cioè qual è il tuo modus operandi? Allora chi ci sta ascoltando dice: bene, questa roba mi interessa. In effetti io faccio B2C o B2B.
Faccio B to C per semplificare.
Vorrei lavorare con Roberto e quindi cosa succede a quel punto? Roberto dice primo, lo qualifica grazie a un sistema di AI. No, scherzo, cosa succede?
Roberto Anastasio
Sì, le diciamo, la qualifica da parte del sistema AI non è poi così lontana da quello che hai detto, nel senso che se tu vai sul mio sito www.robertoanastasio.com c'è un agente AI che ti fa delle domande.
Quindi quello ci dovrebbe essere sempre. Non è una questione di essere arroganti, ma proprio una questione di tempo operativo.
Detto questo, allora quello che faccio inizialmente è far parlare l'imprenditore.
Io devo capire cos'è che vuole l'imprenditore? E ti può assicurare che nella maggior parte dei casi quello che vuole l'imprenditore è diverso da quello di cui ha bisogno.
Quindi la maggior parte degli imprenditori non sa, vogliono qualcosa, ma non sanno che il loro problema sta da un'altra parte. Ma proprio perché non è colpa loro, ma perché non, non fanno questo lavoro; loro fanno gli imprenditori, è giusto così.
Quindi la prima cosa che faccio è far parlare l'imprenditore. Capire, fare un'analisi mentale di quello che mi sta dicendo, dei suoi bisogni.
Vado a vedere quello che è stato fatto precedentemente e poi mi faccio un'idea di dove andare, che può essere diversa da quello che mi dice l'imprenditore.
Ok, voglio fatturare di più, non è un obiettivo.
Ma anche dire "voglio fatturare 100.000 € in più al mese", se sotto poi non hai un sistema automatizzato che valorizza quello che fai è difficile raggiungere quegli obiettivi.
Quindi il mio obiettivo è quello di fare innanzitutto capire l'imprenditore, poi andare a fare l'analisi vera, reale, cruda, che differisce spesso da quello che l'imprenditore mi dice.
Se tu sei convinto di aver male alla gamba, ma il dottore poi ti dice che hai potresti avere un attacco di cuore nei prossimi due mesi, sono due cose completamente diverse.
Poi da lì costruire insieme un sistema, una macchina OK di comunicazione che possa aiutare l'imprenditore a raggiungere quei risultati.
E gli strumenti da mettere in atto, come ti ho detto prima, possono essere diversi. Possono essere agenti in combinazione con Google Ads, agenti con Facebook Ads, email marketing con automazioni.
La pipeline del CRM e il rumore sugli strumenti
Andrea Veca
Ma questo mi fa meno paura perché è il tuo ambito, Roberto, e so che lo padroneggi.
Quello che a me intimorisce sempre è, e l'hai detto tu stesso, l'imprenditore o comunque il committente che non sa che cosa vuole. O peggio ancora che vuole qualcosa che non gli serve. Allora mi chiedevo quanto fosse complicata questa fase iniziale, in cui tu dici lo lascio parlare benissimo, ma il risultato di questa conversazione deve essere – tu prima l'hai chiamato customer journey– deve essere una sorta di processo che vogliamo far fare ai nostri clienti perché altrimenti che cosa automatizzi? Tu puoi prendere tutta l'AI del mondo, ma se non sappiamo come si vende, a cosa lo applichiamo all'AI?
Roberto Anastasio
Certo, assolutamente. L'ecosistema è fatto dalle AI e anche dalle automazioni che spostano automaticamente in quella che si chiama la pipeline di un CRM.
La pipeline non è altro che una strada dove il cliente sta all'inizio, poi mostra un determinato interesse e va al livello successivo. Poi mostra un altro interesse per un'altra cosa, risponde a una mail, va a un altro step successivo e qui l'imprenditore riesce a capire chi è prossimo ad acquistare, magari la prossima settimana, magari tra due settimane, magari tra un mese.
Quindi è quello il gioco vincente.
Però è una struttura che deve essere organizzata e deve essere sartoriale.
Lo dico questo perché ormai c'è tanto rumore sulla comunicazione: comprati, prendi questo CRM che ti porto 10 clienti in più al mese. Usa i nostri nuovi agenti AI che rispondono con una voce ultra realistica.
Io volevo solo veramente fare un punto della situazione: non è questa la soluzione. Non è mai lo strumento, è la completa analisi, una diagnosi che ti faccia capire dove sei ora, dove vuoi arrivare e quali strumenti mettere in atto. Non è mai l'ultimo agente AI.
Una diagnosi del marketing
Andrea Veca
Chiarissimo, perfetto. E l'ultimissima domanda: quanto è difficile questa fase in cui tu devi capire? Magari ci saranno clienti che hanno già chiarissimo come funzionano e come vendono, invece magari ce ne saranno altri che hanno... Cosa succede?
Roberto Anastasio
Mi è crollata la cosa.
Andrea Veca
Scusate, nessun problema, incidente della diretta. Cara ascoltatrice, caro ascoltatore, ma siamo di nuovo qui, quindi questa prima fase, tu la devi affrontare e a volte i clienti sanno esattamente cosa vogliono, più volte non lo sanno e quindi tu devi formalizzare i loro pensieri. Questo, visto in positivo, vuol dire che chiunque si può rivolgere a te perché sei in grado di fare questa, non so, anamnesi, quella in cui diagnosi?
Roberto Anastasio
Sì, io la chiamo diagnosi, A tutti gli effetti. Una diagnosi del marketing.
Dove trovare Roberto Anastasio
Andrea Veca
Perfetto. Roberto, io ti ringrazio moltissimo per questa chiacchierata che ancora una volta, ripeto, trovo che sia stata estremamente chiarificatrice.
Se qualcuno volesse mettersi in contatto con te, come può fare? Prima hai citato il tuo sito, magari ripetiamolo, oppure sei su LinkedIn o tutte e due.
Roberto Anastasio
Sì, potete trovare tutti i canali social, da LinkedIn a YouTube e Instagram. Oppure andate direttamente sul mio sito, tanto trovate tutti i numeri, le mail e tutto. Oppure basta che scriviate Roberto Anastasio su Google e penso sia la prima ricerca su Google.
Andrea Veca
Quindi solo per chiarezza: Roberto Anastasio.
Va bene Roberto, io ti ringrazio moltissimo. Buon lavoro, buoni processi, buona AI.
Roberto Anastasio
Ringrazio anche a te, grazie per avermi ospitato. Ciao, buon lavoro.