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Titano, Olimpio e la leadership

Pubblicato l'11 settembre 2026

Angelo Luigi Marchetti, ingegnere e amministratore delegato di Marlegno, racconta ad Andrea Veca un percorso che parte da uno studio di progettazione e arriva a un'azienda di edilizia industrializzata con un centinaio di collaboratori.

La crescita ha portato con sé complessità organizzativa e la necessità di confrontarsi con l'ecosistema in cui l'azienda opera: fornitori, clienti, associazioni.

La conversazione prosegue con tre definizioni.

Leadership come guida, controllo e crescita: indicare la direzione, verificare che l'organizzazione la stia seguendo, far crescere le persone prima dei numeri.

Strategia come scelta e quindi come rinuncia, distinta dalla reazione alle condizioni di mercato: se tutto è strategico, niente è strategico.

Titano e Olimpio come archetipi presi dalla mitologia greca: il primo genera il fuoco e rompe gli equilibri, il secondo lo conserva e costruisce relazioni perché il sistema si alimenti da solo.
Angelo descrive i rischi dei due estremi. Il Titano che fa passare tutto dalla propria porta diventa il collo di bottiglia dell'azienda; l'Olimpio che si allontana troppo perde il controllo e la visione operativa.
La delega funziona quando parte da un accordo su obiettivi, valori e diritto di monitorare.

Angelo ha raccolto i suoi pensieri nel libro: "Titano e Olimpio. Che leader vuoi diventare?".

Trascrizione dell’episodio

Qui trovi la trascrizione integrale dell’episodio.

Angelo Luigi Marchetti e Andrea Veca partono dal percorso di Marlegno, da due persone a un centinaio, e arrivano a tre definizioni: leadership, strategia e i due archetipi Titano e Olimpio. In mezzo ci sono la formazione gestionale cercata dopo anni da ingegnere, la rinuncia come termometro della strategia e i rischi dei due estremi, il collo di bottiglia e il distacco dall'azienda.

Quella che segue è la trascrizione integrale dell’episodio.
Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali.
Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.


Benvenuto ad Angelo Luigi Marchetti

Andrea Veca

Buongiorno Angelo Luigi Marchetti, Benvenuto a MingaMal.

Angelo Luigi Marchetti

Buongiorno Andrea, grazie dell'invito.

Andrea Veca

Dunque, Angelo Luigi Marchetti, E poi spiego perché sorrido mentre dico Angelo Luigi Marchetti – me l'ha raccontato Angelo poco fa – Angelo Luigi Marchetti è una strana creatura.

Nel senso che da una parte è sicuramente un imprenditore di successo che ha costruito la propria realtà, di cui sicuramente parleremo tra un attimo, partendo da zero, bootstrappandla o e arrivando a degli ottimi livelli.

Ma contemporaneamente è una persona che crede fortemente nel concetto di comunità o associazione: come si implementi la comunità è abbastanza irrilevante.

Ed infine è molto interessato all'aspetto della divulgazione, infatti ha scritto parecchi libri – ora non so quanti – ma comunque sicuramente più di uno, di cui uno recentemente.

E insomma, ci siamo trovati per caso su LinkedIn, ovviamente, e subito è scoccata la scintilla e abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere insieme per provare a scroccargli qualche pillola di saggezza imprenditoriale e non solo.

Detto questo, Angelo, Angelo Luigi, io mi taccio e ti chiedo di cominciare raccontandoci in due parole chi è Angelo Luigi Marchetti e magari se ci racconti anche qualche cosa di Marlegno, già che ci siamo, che è la società di cui tu sei amministratore delegato.

Da studio di ingegneria a Marlegno

Angelo Luigi Marchetti

Ma guarda, io sono un ingegnere che è partito con un suo studio di progettazione. Poi, dopo qualche anno col fratello hanno abbiamo fondato la società, che è la Marlegno. Inizialmente si occupava di strutture in legno, poi pian pianino è entrata sempre più nella logica di un'edilizia industrializzata e ho percorso in questi più di vent'anni tutto quello che va da quando parti in due fino a arrivare a un'azienda che ha un centinaio di collaboratori.

In questa crescita, ovviamente, abbiamo affrontato le diverse sfide delle della struttura e dell'organizzazione. Perché con l'aumentare non è solo questione di volumi di fatturato. Anche il numero di persone implica complessità e crescita, anche di conoscenza e di approcci diversi che riguardano quindi non solo l'interno ma anche tutto quello che sta all'esterno.

Quando tu prima accennavi al discorso degli stakeholder di tutto il mondo fuori, è una fase dalla crescita quando ti accorgi che per poter far crescere la tua azienda, tu devi poterti confrontare anche con gli altri.

Quindi, quando si parla di sviluppo di una persona o di una di un'azienda, non va vista mai all'interno di un solo nucleo, come se l'azienda fosse il tutto, ma all'interno di un ecosistema in cui l'azienda vive e opera quotidianamente.

E da lì allora capisci l'importanza del confronto e di creare il network non solo in una logica di far crescere la tua azienda.

Cioè, non è solo una questione di business. Ma è proprio una crescita del tuo ecosistema in cui tu operi con la tua azienda.

Questo è quello che mi piace raccontare in modo molto sintetico.

Quindi sono partito da professionista, da ingegnere, e poi pian pianino ho attraversato diverse fasi.

Di sicuro un percorso lungo in cui poi la passione per la scrittura nasce come sistema che utilizzo io per mettere ogni tanto nero su bianco quello che quello che imparo ogni giorno.

Perché poi rimane, Poi, nel rileggere dopo anni, ti rendi conto che magari le cose sono cambiate. Ma nel frattempo avere durante il tuo percorso dei punti fermi, o dei punti certi o anche degli interrogativi, è un modo per consolidare la tua conoscenza.

La scuola da imprenditore

Andrea Veca

Angelo, tu non sei nato imparato, Cioè la tua formazione è tecnica e la tua prima esperienza professionale è stata di ingegnere, nel senso vero del termine.

Questa conoscenza l'hai sviluppata da solo nel corso degli anni oppure hai seguito dei corsi, un percorso para universitario. Com'è andata? Perché non c'è la scuola da imprenditore, No? Allora mi chiedevo, in questo tuo viaggio in cui sei passato da due persone a 100 persone, Ipotizzo che tu abbia dovuto fare anche un'evoluzione mentale, gestionale e imprenditoriale. Ecco dove ti sei formato, Dove hai raccolto le informazioni?

Angelo Luigi Marchetti

Ovviamente lo spirito imprenditoriale ce l'hai.

Lo puoi coltivare, lo puoi migliorare, ma la voglia di prendersi delle responsabilità è innata.

E poi ognuno ha, come posso dire, il suo livello di imprenditorialità. Ma diciamo che secondo me è una questione innata.

Le competenze sono un punto di partenza. È ovvio poi che le sfide della tua azienda le vinci anche rimanendo continuamente aggiornato.

Quindi io mi sono accorto che avevo competenze molto tecniche nelle costruzioni. Per me per esempio, era importante avere anche delle competenze in ambito di gestione delle organizzazioni e finanziarie

Questo mi ha portato dopo, ma come una necessità mia personale, a fare dei corsi di formazione presso SDA Milano.

Però è soprattutto un'esigenza di rimanere sul pezzo.

Il programma Elite e le opportunità da cogliere

Andrea Veca

Quindi tu una mattina ti sei svegliato e hai detto: caspita, sento di avere delle lacune per quanto riguarda gli skill gestionali, vado a colmare queste lacune.

Angelo Luigi Marchetti

Sì, queste nascono anche da quello che ti succede durante la vita.

Te la racconto in questo modo per far capire in modo pratico come è avvenuta.

Nasce proprio dalle relazioni con gli altri. È capitato che all'interno di un'associazione fosse emersa l'opportunità di partecipare al programma Elite. Elite è una società che aiuta le imprese nella crescita veloce, per capire con Borsa Italiana, e le accompagna nel loro percorso di crescita.

È ovvio che lì poi l'imprenditore decide se è una cosa che interessa o non interessa.

È lì che secondo me c'è il punto importante.

Noi di opportunità ne abbiamo tante, non si può fare probabilmente tutto nella vita.

Ma non si può neanche, ed è sbagliato secondo me, dire sempre di no.

Quindi quando ci sono delle opportunità, e sono anche evidenti, è giusto coglierle.

Per me quella è stata molto importante perché è stato un master tra professionisti, in cui hanno dato un'idea di cosa voglia dire un percorso di managerializzazione, di gestione di un'organizzazione in crescita.

E poi tutta una parte di educazione, anche finanziaria, che non era ovviamente nel mio portafoglio di competenze.

Questo non vuol dire che io abbia imparato tutte le competenze finanziarie. Ma un'idea su come, almeno, utilizzare un vocabolario comune poi dei professionisti coi quali collaboro tutti i giorni.

Lascia o raddoppia: la leadership

Andrea Veca

Sì, assolutamente, almeno sapere quali domande fare.

Molto interessante quindi la importanza del confronto con altri per scovare quali sono le lacune da colmare.

Senti, tornando alla scaletta che appunto sapevamo già che non avremmo rispettato, Ma volevo approfittare appunto della tua esperienza pluridecennale per farti un po' di quiz, tipo lascia o raddoppia.

Ci sono alcune cose che ricorrono nelle chiacchierate e alcuni termini che vengono utilizzati in maniera estremamente disinvolta-

Ma che io non so mai che cosa vogliano veramente dire.

Perché credo che ciascuno di noi abbia la propria interpretazione di quei termini. Allora mi interessa conoscere la tua di interpretazione su tre cose: la prima, Leadership. Che cos'è la leadership secondo te?

Guida, controllo e crescita

Angelo Luigi Marchetti

Ma io mi son fatto una mia personale idea: per me leadership vuol dire guida, Crescita e controllo. Intendo questo: per me guida non vuol dire guidare operativamente un mezzo, ma è più indicare la direzione.

Guidare vuol dire avere quella capacità di guardare avanti e dare la direzione.

Il controllo. Ovviamente, quando uno dà una direzione, poi deve controllare che effettivamente si stia andando verso quella direzione,

Sempre a un livello alto, non è a un livello, diciamo, pratico e concreto, di andare a verificare tutte le cose.

Assolutamente no. Sto parlando sempre di direzione.

E crescita. Questo termine a me piace tantissimo perché una secondo me è una leadership matura, Per come me la sto un pochino immaginando, vuol dire partendo proprio dal livello più legato alla persona, andando verso l'esterno.

E ovviamente la leadership porta ad una crescita personale, ad una crescita delle persone che ti stanno in parte.

Quindi dalla tua azienda, ma anche del sistema in cui operi.

Perché? È sempre così in un villaggio. Un bambino cresce quando il villaggio è maturo, Quando il villaggio cresce uguale.

Penso che valga per le leadership, per diventare sempre più matura deve fare in modo di avere persone che crescono. Perché poi, banalmente, quando le persone crescono, non solo tu, ma la tua azienda cresce. Figuriamoci il tuo ecosistema.

I tuoi fornitori crescono, I tuoi clienti crescono, Devi essere bravo a crescere insieme a loro, avere queste opportunità e saperle cavalcare al meglio perché c'è un interesse comunque comune e condiviso.

Crescita delle persone o dipendenza

Andrea Veca

Quindi: guida, la direzione in cui vogliamo andare, anche di lungo termine.

Il controllo per essere sicuri che ci stiamo andando. Poi non andrà così, Ovviamente, però vogliamo saperlo subito, Cioè quando noi facciamo il nostro piano, Almeno nella mia esperienza, Io ho fatto un milione di piani e non hanno mai funzionato. Però comunque, diciamo, sapevo dove volevo andare e mi rendevo conto che il piano non stava funzionando e quindi dovevo introdurre dei correttivi.

Ma molto interessante la cosa sulla crescita. Quando tu l'hai pronunciato la parola, io l'ho mal interpretato. Invece tu ti riferisci proprio alla crescita delle singole persone e quindi della organizzazione e quindi anche dei risultati economici della organizzazione. Ma si parte dal far crescere le persone, Compresi se stessi.

Angelo Luigi Marchetti

È una conseguenza alla crescita aziendale, Perché secondo me non c'è crescita se prima non crescono le persone-

Altrimenti c'è un rischio molto, molto grande che si ha, soprattutto quando si è poco strutturati. Ed è un rischio che se cresce solo una persona, Aalla fine non sta creando un'organizzazione, ma sta creando solo dipendenza.

Però questa dipendenza a un certo punto finisce.

Quindi non è non stai creando un qualcosa che ha una prosperità sua, Ma è solo un tuo riflesso.

Andrea Veca

Ok, quindi tu dici questa persona può essere l'imprenditore, ma può anche non essere l'imprenditore. Mi aiuti a capire meglio però perché ci sono ...

Angelo Luigi Marchetti

No, dico solo che quando uno pensa a crescere solo lui – quindi una leadership è fatta solo io, l'importante è che cresca io – Alla fine vuol dire che tu quello che hai creato intorno è dipendenza verso te.

Perché qualsiasi cosa che fai tu è corretto, Quello che fanno gli altri no.

Però alla fine dipende assolutamente tutto da te che secondo me questa attitudine tende a poi a limitare in modo importante la crescita invece di un'organizzazione ed e di conseguenza delle persone. Perché poi sono tutte cose molto legate tra di loro.

Strategia, tattica e rinuncia

Andrea Veca

Mi fa sorridere Angelo che subliminalmente stai tirando delle staffilate contro il micromanagement. Anche prima ne hai dato una quando hai parlato del controllo a livello alto e anche adesso sulla dipendenza dalla singola persona. Va bene.

Differenza tra strategia e tattica?

Angelo Luigi Marchetti

Mah guarda, la strategia è la visione, è la scelta.

Cioè, decide dove voglio andare e dove scelgo di andare.

La tattica invece decide come ci devo arrivare.

La strategia è ovviamente nel lungo periodo. La tattica è anche nelle varie fasi, breve, medio, lungo periodo. La strategia può cambiare a seconda di come cambiano le condizioni.

Non bisogna mai confondere la strategia con la reazione.

Perché ovviamente noi oggigiorno viviamo in un contesto dove ogni ora praticamente cambia qualcosa. È ovvio che l'azienda reagisce a quelle che sono le situazioni del mercato. La strategia ovviamente è sempre una visione un pochino più lunga.

Quindi è anche un pochino più alta rispetto a quella che è l'operatività,

Perché tante volte molti confondono secondo me la strategia proprio con la reattività.

Non è proprio la stessa cosa.

E anch'io spesso faccio questo esercizio, Andrea, che dato che la strategia è una scelta: ogni vera scelta comporta una rinuncia.

Perché se tutto è strategico, niente è strategico. Quindi io devo avere anche la capacità nella mia strategia di dire che cosa ho deciso di non fare.

Allora capisco che quella è strategia e non pura reazione ad una situazione che è capitata e che diventa però operatività.

Quindi, ripeto, è un bel termometro per me questo esercizio di dire: "la strategia è scegliere una cosa rispetto all'altra, quindi a cosa rinuncio?". Allora sì, sto facendo una strategia molto interessante. Sì, poi naturalmente non questa è una mia sempre ovviamente interpretazione.

Le conseguenze delle interpretazioni

Andrea Veca

Ci mancherebbe.

Angelo Luigi Marchetti

Guarda che sto molto bene attento io che cerco di portare la mia esperienza. Quello che penso, ovviamente io cerco di condividerlo per capire se poi, nel confronto con gli altri, magari mi arrivano anche indicazioni che mi fanno anche cambiare idea.

Andrea Veca

Esattamente. Questo è lo spirito della mia domanda. Io non so se esista la definizione della Treccani o del vocabolario Zingarelli della parola strategia, Ma non è quello che mi interessa. Quello che mi interessa è capire, appunto, che cosa ne pensi tu, Angelo, tu e altre persone a cui l'ho chiesto.

E in realtà no: tra virgolette, non mi interessa neanche quello, ma mi interessano le conseguenze della tua interpretazione. Per esempio, tu hai citato – mi sembra molto importante – la l'importanza della rinuncia,

Che appunto il saper dire no, Insomma, è stra-importante, Appunto, quindi è bene sottolinearlo. Così come il fatto che se la tua strategia cambia ogni 20 minuti, diciamo, non è più strategia, ed improbabile che tu riesca veramente a evolvere, èerché sei un po' confuso,

Domanda successiva: chi cavolo sono Titano e Olimpio?

Titano e Olimpio: i due archetipi

Angelo Luigi Marchetti

Titano e Olimpio sono due archetipi. Io sono un appassionato di letteratura, mi è sempre piaciuta la mitologia greca.

In questo percorso un po' che hai descritto inizialmente anche di autore, ho spesso ripercorso la mitologia greca come punto di riferimento per analizzare il mio contesto operativo.

Perché loro avevano una capacità – almeno questo è quello che ho percepito io – una capacità incredibile di trasformare concetti molto semplici in analogie con quello che succede nella natura. E questo aiuta tante volte anche a spiegare quello che uno vuole ad agli altri.

E tra questi concetti molto semplici che poi sono diventati un po' degli archetipi, queste figure di Titano e Olimpio le conosciamo tutti.

Sappiamo tutti cos'è il Titano. Sono queste forme, queste creature primordiali che, proprio come dice la parola Titano, sono quelli che creano dal nulla un qualcosa. Genera un fuoco dove non c'è. Sono così forti che trascinano dietro tutti gli altri ed è molto semplice vedere una leadership titanica in tanti imprenditori.

Perché poi non pensiamo al titano sempre come quei pochi casi che poi sono quelli che ci raccontiamo tutte le volte, ma in realtà ogni volta che uno fa una decisione e si prende una responsabilità, secondo me, è un titano perché c'è una forza, un qualcosa che lo smuove da una comfort zone che gli fa dire no, io voglio fare quell'azione, mi prendo la responsabilità, la voglio fare. Quella, secondo me, è un'azione titanica. È una caratteristica dell'imprenditore essere titano.

Poi ovviamente ci sono tanti gradi.

Perché poi nel crescere, nel prendersi questa responsabilità, come ci sono secondo me tante cose bellissime, in questa attitudine titanica, così ci sono dei rischi.

Dal diventare un accentratore. Dal diventare quello che solo io so fare le cose. Solo io le faccio nel modo corretto e non si muove foglia senza che io abbia ovviamente deciso, perché sono quello che fa le cose meglio di tutti gli altri.

Questo nel semplificare. Poi, è una figura un pochino più complessa.

L'Olimpio, dall'altra parte, è quello che invece è più sui compromessi.

Cioè non è quello che deve rompere gli equilibri come il Titano, Ma li costruisce.

La dico in modo molto più semplice.

Come se il Titano è quello che genera il fuoco e l'Olimpo è quello che è bravo per conservarlo. È quello che crea quelle relazioni perché il sistema si autoalimenti senza che per forza tutto passi dalla straordinaria capacità e operatività del tuo lato titano.

Che leader vuoi diventare, con il punto di domanda

E da lì è nata una riflessione che mi piace anche condividere. Perché tante volte le domande probabilmente contano più dalle risposte.

Io su quel libro ho scritto infatti "Titano Olimpio, Che leader vuoi diventare?"

Con il punto col punto di domanda.

Non che leader vuoi essere, Perché è un percorso, Quindi non sei mai. Sì, ora lo sei, ma è una tappa di qualcosa che prendi atto di dove sei partito, cai cosa sei più o meno oggi, ma punti sempre a diventare qualcosa di diverso per il futuro. E già questa è una cosa. Secondo me è davvero interessante.

La domanda perché? Perché quando si parla di leadership, secondo me sarebbe bello mettersi uno specchio davanti e guardars0. E da lì porsi guardando se stesso.

Tant'è che, per esempio, Su questo libro ho deciso di mettere la mia foto, non perché abbia particolarmente voglia di mettere la mia immagine per chissà che narcisismo. Ma perché la leadership ... o meglio, quando un imprenditore vuol parlare di leadership, la cosa più opportuna è mettersi uno specchio davanti e guardarsi e dire: "quando sono titano – quindi quando ho voglia di rompere gli equilibri , quando ho voglia di fare un qualcosa molto più che alza l'asticella o che la può anche abbassare – e quando invece voglio lavorare sul gestire quello che ho creato e fare in modo che questo vada avanti anche indipendentemente da dalla persona che l'ha fatto.

Ricordando nella mia di leadership l'importanza di avere comunque sempre, la guida, il controllo e la crescita.

Due facce della stessa medaglia

Andrea Veca

Ma tagliando le cose con l'accetta, come stiamo facendo per ovvi vincoli di tempo, possiamo dire titano imprenditore, Olimpio manager?

Angelo Luigi Marchetti

No, secondo me sono proprio due facce dalla stessa medaglia.

Che è la leadership, che riguarda soprattutto l'imprenditore.

Non ti nascondo che tanti manager sono comunque super imprenditori perché hanno ovviamente non io non vedo questa differenza se non più perché è nel ruolo aziendale, Gli viene data una capacità di gestione, Ma molti hanno una capacità imprenditoriale incredibile. E ci mancherebbe, perché è innata nella persona.

Non è una differenza tra imprenditore e manager, ma sono attitudini della capacità imprenditoriale dove ogni tanto tendiamo ad averla, A premere l'acceleratore su quel quel lato titanico di fare, di non rimanere fermo, di continuare a fare che probabilmente ci accompagna per tutta la vita.

E poi c'è un lato Olimpio che è quello che cerca più di mettere ordine. Di dare un senso e di avere tante volte quella visione che va oltre, cioè di pensare nel tempo a quello che arriverà anche oltre la persona stessa, l'imprenditore stesso, Che è una cosa non sempre così scontata.

La copertina blu e rossa e la consapevolezza

Per esempio, anche la copertina del libro ho usato i due colori, blu e rosso.

Perché hai presente come quando tu vai a vedere un cinema tridimensionale dove uno si immagina: chissà, Titano o Olimpio, sono uno o sono l'altro.

In realtà l'idea è che bisogna allontanarsi da questa visione bifocale, Ma è ovviamente tridimensionale, Dipende. Per come lo guardi, Da cosa stai guardando.

Ma appena tu ti metti quegli occhiali, tu vedi te stesso, non più uno o l'altro, ma ti vedi in un mondo tridimensionale dove utilizzi un po' l'uno e un po' l'altro.

E l'analisi dov'è? È proprio è la consapevolezza di come mi vedo io in un in uno specifico momento. Ma non tanto per una logica di giusto o sbagliato che non esiste. Ma in una logica di consapevolezza alla base di qualsiasi scelta che uno poi farà per il futuro.

Perché per l'imprenditore il suo ruolo è proprio quello di prendere delle decisioni, di assumersi quella responsabilità.

Ma nell'assumersi quella responsabilità, la consapevolezza diventa secondo me un motore, una forza davvero importante, Perché è fiducia soprattutto in se stessi.

I rischi dei due estremi

Andrea Veca

Quindi bisogna sostanzialmente individuare il grado di viola tra il rosso e il blu che si vuole essere. Che si vuole essere o che si è o che si vuole diventare.

Senti, tu hai detto che non c'è un giusto e uno sbagliato. Però possiamo dire che un eccesso da una parte o un eccesso dall'altra potrebbe non essere giusto o sbagliato, ma potrebbe essere nocivo per l'azienda. Sei d'accordo con questo?

Angelo Luigi Marchetti

È un è un classico. Guarda, questi sono gli estremi.

Ma di imprenditori titani che fanno tutto, che passa tutto dalla loro porta: è ovvio che l'azienda cresce, è legata alla persona, ma a un certo punto il titano diventa anche il collo di bottiglia della propria azienda.

Così come. L'Olimpo, quello che vive troppo distaccato dalla propria azienda, rischia di perdere.

Molti dicono che più l'azienda cresce, più bisogna avere quella capacità di non essere nell'azienda, ma di stare sopra l'azienda per avere una visione più ampia.

Però il problema è che se tu ti stacchi troppo, non solo perdi la visione, ma la tua visione è diversa da quella che operativamente ha l'azienda.

E quindi vanno nella direzione opposta.

Quindi è ovvio che il pericolo c'è sempre dei due estremi.

La capacità è quella di non rimanere troppo legato all'operatività ed essere di conseguenza al collo di bottiglia.

E te ne accorgi quando tutti vengono al tuo ufficio a chiederti le cose.

Oppure un altro elemento che succede ed è molto pericoloso. Tutti si chiedono: "ma Angelo Luigi come farebbe a risolvere il problema?". Perché ti portano già la soluzione che sanno che piace a te. E quello è un pochino il problema.

Dall'altra invece la troppa distanza. Va bene creare network, avere visione lunga, ma tu non puoi perdere quel controllo di cui ti parlavo all'inizio dalla leadership, che una volta stabilita la direzione, il controllo. è quello che ti permette di avere un aggancio comunque con quella che è la tua organizzazione.

Delega, obiettivi e valori

E lì non c'è una ricetta per tutti.

Perché ovviamente, come dicono alla Bocconi, dipende.

Dipende dalla persona e dipende proprio da quello specchio dove ogni imprenditore, guardando quello che fa, guardandosi allo specchio, ha già un'idea dalle risposte corrette. È giusto però secondo me porsi queste domande, per capire quanto sono io il punto di riferimento di tutti o quanto invece proprio non ho neppure il controllo. Quindi ho dato così tanta delega che ho perso i riferimenti. Delegare va benissimo, ci mancherebbe. Delegare va benissimo ed è un passo necessario, sapendo che, ripeto, non puoi chiedere da una parte alle persone di pensare con la propria testa e poi pretendere che arrivino sempre alla tua conclusione.

Ma dall'altra parte, non posso pensare che non ci sia stato un dialogo molto, molto corretto in cui ho chiarito dall'inizio che la mia delega implica degli obiettivi.

E che io ho il diritto ovviamente di monitorare e sono i punti cardine del nostro accordo.

Andrea Veca

Assolutamente sì. Chiarissimo. La definizione degli obiettivi è fondamentale, forse anche dei valori.

Angelo Luigi Marchetti

E dei valori, perché sono d'accordo.,

Gli imprenditori Olimpi

Andrea Veca

Senti Angelo, per andare verso la chiusura: di imprenditori titani ne ho visti a tonnellate,

Di imprenditori Olimpi ce ne sono tanti?

Angelo Luigi Marchetti

Ma secondo me ce ne sono più di quelli che immaginiamo.

Ti do questo spunto di riflessione.

Ce ne sono tanti, Sempre col punto di domanda Per l'amor del cielo.

Però la sfida di un imprenditore Olimpio è quello di pensare soprattutto alla propria azienda oltre sé stesso.

Che per me è la sfida più interessante. E non sempre il titano è una preoccupazione del titano.

L'Olimpio è quello che dice: "bene, cos'è più importante?".

Quanto margino ogni anno? Quanto le mie persone sono soddisfatte?

O quanto durerà nel tempo la mia azienda? E sotto che forma durerà nel tempo?

Dov'è qui la vera sfida è che a un certo punto della vita aziendale qualcuno questo se lo deve chiedere.

L'Olimpio, a differenza del secondo me del Titano, ha anche la capacità – e deve avere questa capacità – di pensare che non per forza deve essere lui che abbia queste visioni.

Ma che può avere anche professionisti, persone vicine che possono dargli delle indicazioni. Deve avere un'apertura più ampia, Senza però perdere quella tutto il lato imprenditoriale che a un certo punto qualcuno quella decisione, quella responsabilità la deve prendere, anche per quello che sarà il futuro.

Quindi io penso che ce ne siano.

Poi noi sappiamo benissimo che solitamente quelli che emergono sono sempre i casi più eclatanti. Col rischio che incorriamo spesso che noi in realtà, proprio perché ci soffermiamo sempre sui casi eclatanti. Sui numeri che sono pochi, uno su un milione.

E prendiamo quelli come punti di riferimento.

Ma statisticamente forse sarebbe meglio guardare gli altri milioni per dire.

E da lì imparo molto di più che nessuno parla, ma è da lì che noi dobbiamo imparare, perché è quello che succede nella vita reale, Non nel caso di uno su mille, che è diventato l'uomo più ricco del mondo. Bene, buon per lui, ma non è quello il mio riferimento, statisticamente parlando.

Quindi sì, penso che ce ne siano sia da una parte che dall'altra.

Il libro e i saluti

Andrea Veca

Va bene, Angelo, io ti ringrazio molto per questa chiacchierata. Come si chiama il tuo libro? Qual è il titolo dell'ultimo libro, Quantomeno, e dove lo si può trovare?

Angelo Luigi Marchetti

Ma si possono trovare in libreria o su Amazon. Titano e Olimpio, Che leader vuoi diventare?

Andrea Veca

Ok, magari metto poi il link in descrizione se ti va bene.

E grazie mille Angelo, Angelo Luigi, per avere condiviso la tua esperienza e degli spunti decisamente interessanti su cui riflettere.

Quindi buon lavoro e buona leadership.

Tu sei Titano, Olimpio o sei un misto?

Angelo Luigi Marchetti

Dipende dal momento storico. Mi piacerebbe averle comunque e coltivarle tutte e due, Riuscendo a governarle entrambe.

Quindi non c'è né una né l'altra. Mi piace l'idea della consapevolezza di dire che ogni tanto sono un pochino uno, ogni tanto l'altro, ma senza perdere di vista i lati positivi di uno o dell'altro, per quello che ho imparato in questi anni.

Andrea Veca

Ok, va bene.

Angelo Luigi Marchetti

Ciao, grazie a tutti, grazie.