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L'inferno degli eventi

Pubblicato il 24 luglio 2026

Marco Lorusso e Andrea Veca scendono nell'inferno degli eventi aziendali, cerchio dopo cerchio, come Dante e Virgilio ma con più PowerPoint e meno redenzione. Ogni girone ospita un peccato da palco: l'inglese buttato lì a caso, il "sarò brevissimo" che promette bene e mantiene male, chi legge le slide di spalle al pubblico come se recitasse a un muro.

Si scende ancora tra chi sfora i tempi ignorando i richiami del moderatore, chi resta impalato quando un video si pianta, e chi infila metafore sui salmoni o sulle aquile per parlare di CRM. C'è spazio anche per l'intelligenza artificiale, che secondo i due sta rendendo tutte le presentazioni un po' uguali tra loro, e per i relatori che aprono con il curriculum invece che con il motivo per cui sono lì.

Per ogni peccato, Marco Lorusso propone un contrappasso su misura, in pieno spirito dantesco: chi salta le slide se le vede ricomparire all'infinito, chi fa domande al pubblico resta condannato a farle a platee mute per l'eternità. Un episodio che ride di cose vere, con la Commedia come scusa per attraversare dodici modi collaudati di perdere il pubblico.

Trascrizione dell’episodio

Qui trovi la trascrizione integrale dell’episodio.

Marco Lorusso e Andrea Veca attraversano dodici cerchi degli eventi aziendali, ognuno con il suo peccato da palco e la relativa pena dantesca. Di seguito la trascrizione completa della discesa.
Quella che segue è la trascrizione integrale dell'episodio. Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali. Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.

Quella che segue è la trascrizione integrale dell’episodio.
Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali.
Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.

L'apertura dantesca e le regole del gioco

Andrea Veca

Nel mezzo del cammin di nostra vita, cioè non proprio nel mezzo, una frazione della vita che sta grosso modo tra i sette e gli otto noni decimi, non lo so. Quindi tra i sette e gli otto noni del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che i diritti eventi erano smarriti.

Eventi nel senso degli eventi aziendali, quelli di cui stiamo parlando in questa miniserie di Mingamal.

Poi andai un po' avanti, incontrai la Lonza, il Leone, la Lupa, la Nina, la Pinta, la Santa Maria e finalmente lui, Virgilio Marco Maria Lorusso, noto dalle bolgie all'Empireo come il sergente Lorusso.

Buongiorno, Virgilio.

Marco Lorusso

Grandissimo, che introduzione incredibile. Buongiorno, un piacere, un onore essere qui con voi e soprattutto, grandissima pressione dopo questa introduzione incredibile. Le avevo fatte quasi tutte tranne essere chiamato Virgilio, però veramente un grandissimo piacere, un grandissimo onore.

Andrea Veca

Benissimo, insieme a Virgilio Marco percorreremo l'inferno degli eventi, quindi attraverseremo dodici cerchi, credo dodici. Sì, lo sappiamo che nell'originale erano nove, però è solo perché Alighieri era pigro e alla fine ha tirato un po' via.

E scopriremo chi si trova in ciascun cerchio, perché ci si trova, cioè quale orrendo peccato ha commesso e quindi commineremo la sanzione eterna, direi applicando la regola del contrappasso oppure no?

Non lo so, vediamo che dici Virgilio e Marco, partiamo?

Marco Lorusso

Assolutamente sì, con una premessa, mi raccomando ragazzi, tutto quello che segue è frutto di diverse paia di scarpe consumate on the road, e molti dei peccati di cui parleremo li ha commessi anche chi parla, anche Virgilio, Marco, Maria Lorusso. Però l'idea e la pratica è quella di mettere giù una guida, magari utile, per tutti noi, visto che siamo tutti spinti a ogni piè sospinto dentro eventi di ogni forma e dimensione. Proviamo a capire cosa non fare e cosa sarebbe meglio non dire insieme.

Andrea Veca

Perfetto, quindi procediamo in reverse logic e direi di partire dal primo cerchio.

Facciamo la prova con questo primo blocco. Fammi sapere se l'H3 esce corretto nell'editor Odoo, poi procedo con il resto in un unico output.

Perfetto, procediamo con l'intero testo

Architected episodic framework spanning thematic circles and structural segmentsArchitected episodic framework spanning thematic circles and structural segments

Primo cerchio: gli anglofoni immaginari

Marco Lorusso

Sì, il primo cerchio secondo me, secondo noi è quello degli anglofoni immaginari.

E questo è un grande classico e fa parte, devo dire, della cultura – Lo so che è una banalità del Milan. Tese imbruttito? – ci piace da morire buttare inglesismi dove serve e anche dove non serve. Purtroppo. il paradosso è che viviamo in un settore come quello dell'innovazione tecnologica, la trasformazione digitale, che si occupa di cose innovative, spesso che hanno a che fare con la lingua inglese, dove però ci sono persone on stage che hanno, diciamo, modalità e pronunce spesso avventurose.

Chiariamo per esempio una cosa on premAIS: non esiste, è una cosa che non si dice e che non funziona, ragazzi.

E il peggio del peggio forse anche, diciamo, sono gli acronimi, no? Ecco, aggiungo un'altra: “PMAI”, se sono PMI, sono piccole e medie imprese, non va pronunciato in inglese, quindi è piccole e medie imprese, cioè “PMA”I, no. Perché le piccole e medie imprese, al massimo S and B, Small Business o Enterprise-

O “engiain” diciamo, e anche queste sono cose che non andrebbero dette e che invece, diciamo, sentiamo molto spesso.

M mi raccomando, non cioè dove serve mettiamocelo l'inglese, dove non serve, se abbiamo la sensazione che non serva, non mettiamocelo.

A me è capitato – si dice peccato anche qua, non il peccatore, nome e cognome – anche l'effetto contrario, cioè l'adattamento dell'inglese all'italiano, che a me è capitato anche di sentire il servente.

Che è una cosa che mi fa venire i brividi solo a dirla. Ecco, però mi è capitato anche il servente.

Andrea Veca

Pazzesco, ma anche in tempi recenti, perché io me lo ricordo il servente, però c'erano ancora i Cranberries, invece no.

Marco Lorusso

È successo anche di recente e ovviamente ci sono tutti gli inglesismi adattati all'italiano – io li chiamo l'italiese – che sono i vari forwardare eccetera che sono orripilanti.

Io capisco che la lingua si evolve, si adatta agli usi contemporanei, però ragazzi, tuteliamola perché non si usa e non si fa.

Andrea Veca

Va bene chi fa, chi commette questo peccato, cosa facciamo?

Marco Lorusso

Ma secondo me a scelta, io direi che da una parte o li costringiamo ad ascoltare un madrelingua di Liverpool che parla velocissimo, oppure devono fare un keynote davanti a un professore di Oxford. Ecco, mettiamela così.

Andrea Veca

Hai voluto l'inglese, adesso pedala.

Marco Lorusso

Adesso tiene il becchetto sulle mani. Però ragazzi, mi raccomando, l'inglese dove serve e se serve, mi raccomando, come Dio comanda.

Andrea Veca

Ecco, è una questione di management, tutto questo va bene.

Passiamo al secondo cerchio.

Secondo cerchio: i separatori del pranzo

Marco Lorusso

Ecco, il secondo cerchio è un grandissimo classico che ogni tanto ha coinvolto anche chi parla e ci caschiamo un po' tutti.

Io li chiamo i separatori del pranzo, dal pranzo e sono quelli che vanno on stage e partono dicendo sarò brevissimo o peggio ancora sono quello che vi separa dall'aperitivo o sono l'ultimo prima del pranzo.

Che, anche qua, chiariamo una cosa: se io non avevo fame, nel momento in cui me lo dici mi è venuta fame.

E anche quella cosa lì, non me la dire perché magari non ci stavo pensando e magari è meglio.

E dopodiché vuol dire che stai già sminuendo quello che stai per dire secondo me, perché vuol dire che se ti hanno piazzato lì in agenda è perché ha un senso.

Ma se tu vai sopra a dire 'sarò brevissimo', vuol dire che quello che devi dire non ha tutto questo senso e questo valore rispetto all'economia dell'evento, no?

Quindi anche qua diciamo questa cosa si aggiunge, per converso, anche a quelli che dicono 'parlerò per i prossimi 20 minuti, vi accompagnerò per i prossimi 40 minuti', che tradotto nella mia testa – non so se sono bacato io, vuol dire 'vi ruberò la vita' – cioè nel senso che anche lì, se io ti dico adesso che questo podcast durerà 40 minuti, io scommetto che il primo pensiero che dici è 'porca miseria, 40 minuti', cioè veramente in realtà non me lo dire, non me lo far sentire, no, cioè se tu.

Tu parli quando, se magari poi parli per 50 minuti e non me ne accorgo nemmeno perché dici cose fighissime, però non lo dite secondo me, quelle sono altre cose da non dire.

Andrea Veca

Assolutamente, probabilmente vengono fuori per un timore che ci porta a queste excusatio non petite, che hanno effetti devastanti.

Perfetto, drammatico, a questi cosa gli facciamo fare ai separatori dal pranzo?

Marco Lorusso

Direi che abbiamo scelto un'altra pena di contrappasso, ogni volta che stanno per mangiare, sale qualcuno sul palco e dice solo due ultime slide, per sempre. Direi per sempre, ad libitum.

Andrea Veca

Bene, continuiamo a sprofondare verso gli inferi, verso Lucifero. Nel terzo cerchio chi ci mettiamo?

Terzo cerchio: i lettori di slide

Marco Lorusso

Terzo cerchio anche di grandissima qualità, sono i lettori di slide e sono quelli che non fanno presentazioni ma fanno l'audiolibro e sono quelli, anche qua lo capisco, che magari hanno qualche problema nel gestire, il palco, il front end – mettendolo un inglesismo – e leggono le slide.

Spesso – a me è capitato anche di recentissimo – che sono stati usati voltati rispetto al pubblico, che è una cosa terrificante.

Io penso sempre, potevi anche non farmi venire all'evento, cioè mi mandavi il PowerPoint a casa e me lo leggevo da solo.

Quindi qui il tema è adesso fuori dal diciamo dalla cosa troppo ironica è che soprattutto negli ultimi tempi, secondo me dalla pandemia in avanti, il livello di pazienza delle persone si è abbassato molto.

E soprattutto c'è questa cosa di andare agli eventi fisici. C'è grande importanza.

Però si è alzata l'asticella, la gente pretende esperienze. Se tu arrivi, e io ho la sensazione che quello che mi stai dicendo me lo potevi mandare via PowerPoint o via mail. Ecco, magari mi innervosisco anche. Quindi bisogna sforzarsi, ragazzi, di portare qualcosa in più rispetto alle slide e secondo me purtroppo è ancora, molto diffuso l'uso della presentazione che te la leggo, fitta fitta di testo, e te la leggo spalle al pubblico. Secondo me è una cosa veramente gravissima, proprio grave, che non va fatta oggi.

Andrea Veca

Sono d'accordissimo. Ora non voglio assolutamente fare una digressione seria, ma lo faccio lo stesso. Già esatto, non fate queste premesse del cavolo! Il perdere il pubblico equivale a non fare l'evento, cioè a non fare la presentazione. Basta, sto zitto, fine.

Cosa succede a questi qua?

Marco Lorusso

Facciamo un contrappasso, io direi un PowerPoint che va avanti automaticamente ogni quattro secondi e loro lo devono leggere senza fermarsi.

E lo mandiamo avanti a tradimento. E questa cosa secondo me però veramente è grave, hai detto benissimo, se uno perde il pubblico perde tutto in questa fase e la gente non ha pazienza, è una banalità, ma non ce l'ha e quindi è molto meno rispetto a prima.

Andrea Veca

Benissimo, PowerPoint che avanza inesorabilmente.

Quarto cerchio, chi ci mettiamo allora?

Quarto cerchio: gli immortali

Marco Lorusso

Il quarto cerchio. Io li ho definiti gli immortali, sono quelli che non si rendono conto del tempo che passa.

Ragazzi, cinque minuti sono cinque minuti. Se io ti dico cinque minuti, voi misurateli e passano in fretta. Se io ti do venti minuti e ne prendi quarantasette e poi, come moderatore, cosa che mi capita spesso di fare, arrivo e ti dico: ti interrompo in maniera gentile e quasi sempre mi si dice no, ma ho quasi finito, mi bastano due minuti e quasi sempre passa un quarto d'ora.

E anche qua il tema è il tempo.

Il tempo non è un dettaglio: se uno ha venti minuti deve stare nei venti minuti. Se in agenda c'è scritto venti minuti per i motivi di cui sopra, deve stare nei venti minuti perché 1) fa vedere che ti sei preparato per fare esattamente quella cosa nel tempo assegnato e 2) perché la gente si aspetta i venti minuti, se vai oltre non va bene.

A me è capitato anche delle smargiassate da parte magari di sponsor: ma noi abbiamo sostenuto l'evento. Appunto! il tema, lo dico anche come esperienza di moderatore, è che non è che uno ti fa un dispetto nel toglierti il microfono.

Ti sto facendo un favore perché se tu hai venti minuti, devi stare nei venti minuti.

Se vai oltre troppo, cioè un conto è adesso non è che uno stacca la corrente, i 25, i 30 minuti, ma se vai molto oltre stai facendo un danno a te stesso oltre alla gente che ti ascolta. Quindi il rispettare il tempo è una cosa, non è un dettaglio, è veramente importantissimo.

Andrea Veca

Sì, io sono d'accordissimo e anche lo sponsor che ha pagato, ha pagato per uno slot da venti minuti, cioè come per dire, io entro al supermercato e dico pago un pomodoro e ne porto via 12: no, ne ha pagato uno.

OK, agli immortali, cosa gli vuoi fare?

Marco Lorusso

Ai nostri amici immortali, secondo me, sono moderati da qualcuno che dice: "Mi dispiace, il tempo è finito."

Ogni quaranta secondi

Anzi, magari martellando sulla spalla, che è la cosa più fastidiosa del mondo, che magari viene lì e ti dà il colpetto sulla spalla 'Mi dispiace, il tempo è finito' ogni 40 secondi.

Andrea Veca

Sì, è vero, succede, poi il pubblico vede che il moderatore deve passare alle vie di fatto, le vie fisiche, l'imbarazzo è ancora peggiore.

Marco Lorusso

Sì, perché io uso la prossemica. Mi avvicino sempre di più, però ci sono quelli che proprio non la capiscono.

Andrea Veca

Comunque sei, devo dire, estremamente magnanimo. Io avrei pensato ad altre forme di tortura, però va bene, sei tu Virgilio e tu descrivi, io pendo dalle tue labbra.

Andiamo al quinto cerchio.

Quinto cerchio: i nemici del pubblico

Marco Lorusso

Il quinto cerchio un po' li abbiamo già visti, sono i nemici del pubblico.

Anche lì la forma è sostanza, alle volte.

Stare sul palco con le spalle al pubblico, con le mani in tasca, con le braccia conserte, oppure guardare sempre lo schermo, oppure parlare in linguaggi incomprensibili, che è una cosa frequentissima, soprattutto nel nostro settore, nel settore IT, dove la mia sensazione è che molti, ma lo capisco, è anche umano, si rifugino nel tecnicismo per occupare il tempo.

Quindi si sentono i paradigmi olistici della governance multilivello e oggi, sempre per il motivo di cui sopra, bisogna sforzarsi di dire cose molto complesse in termini non dico da carnevalata, però semplificare tanto, ripeto.

Perché la gente ha poco tempo e ha bisogno di capire le cose.

E anche qua lo cerco di dire nella maniera più semplice possibile, però sembra una banalità, però veramente la postura on stage è veramente importante per te e per chi rappresenti.

Se tu arrivi sul palco e dai la sensazione di essere lì e di soffrire questa cosa, non lo fare. Piuttosto fallo fare a qualcun altro, perché fai un danno a te stesso e all'azienda e al brand che rappresenti.

Oggi queste cose la gente ci fa caso. Llo sento anche quando sono tra il pubblico, però ci fanno caso. Non voglio mettere pressione, però così è.

Digressione: l'intelligenza artificiale e l'appiattimento degli eventi

Andrea Veca

Sono d'accordissimo. Volevo chiederti una cosa, Marco, nella tua esperienza, l'avvento dell'intelligenza artificiale non ha peggiorato le cose da questo punto di vista? Nel senso che quando si parla di intelligenza artificiale si cacciano dentro una serie di nomi e di concetti incomprensibili. Nessuno ha il coraggio di dire non ho capito un tubo. E quindi ancora una volta l'evento perde di utilità.

Marco Lorusso

Sono d'accordo, sono d'accordissimo, qua servirebbe un girone a parte.

È vero, nel senso che l'intelligenza artificiale – io stesso ne faccio un uso importante per il mio lavoro quotidiano, non potrei farne a meno – Però dall'altra parte sta appiattendo tanto il mercato e sta appiattendo soprattutto anche il mondo degli eventi.

È vero, pensate a come vengono create le immagini e a quello che viene cacciato dentro queste presentazioni.

Facciamo attenzione perché altrimenti diventa tutto un linguaggio uniforme di cui si riesce a capire poco e come dici tu, pochi hanno il coraggio di dire: scusate ma io non ho capito.

Tante volte veramente c'è anche questa cosa, c'è l'effetto un po' di reticenza.

No, c'è tanta gente e ti vergogni quasi. Però purtroppo si cacciano cose e immagini tutte uguali e testi molto standard e complicati che la gente però non capisce.

Alla fine della fiera rimane poco.

Andrea Veca

Assolutamente. Non citeremo una nota piattaforma per la generazione di presentazioni che secondo me è veramente, come diceva Isaac Asimov, la violenza è l'ultimo rimedio degli imbecilli.

Ecco, quella piattaforma lì è l'ultimo rimedio, l'ultimo rifugio di chi non ha voglia di ...

Marco Lorusso

Però la cosa che mi viene da dire, adesso non voglio dilungarmi troppo. Io, probabilmente noi, io, tu, siamo persone che siamo in giro da un po'.

Probabilmente mi dico, ci faccio caso solo io.

Però parlando con le persone, anche diciamo persone che arrivano da Marte, io quello che posso dire è che c'è speranza.

Nel senso che si vede: la gente se ne sta accorgendo. Quindi stiamo attenti perché si vede nei post di LinkedIn e si vede nelle presentazioni.

Questo appiattimento e questo linguaggio, questa enfasi. No, perché queste piattaforme, tra l'altro, poi hanno quasi tutte lo stesso livello di enfasi e quasi tutto il tono è accondiscendente verso chi fa il prompt, cioè c'è questo modo di parlare che non è di uso comune e si vede, quindi va usata. Però mettiamoci del nostro, accidenti

Andrea Veca

Con grano sailis

Marco Lorusso

Con grano sales.

Andrea Veca

Benissimo, scusami

È colpa mia che abbiamo fatto una digressione.

Marco Lorusso

No, ci sta.

Andrea Veca

éena comminata ai nemici del pubblico?

Marco Lorusso

Devono convincere la nonna a usare lo SPID parlando esclusivamente in linguaggio corporate.

Ooppure non so spiegare TikTok a una classe di dodicenni usando solo il burocratese. Ecco, mettiamola così.

Andrea Veca

Quindi va bene, ottimo. Proseguiamo, sesto cerchio.

Sesto cerchio: i figli di PowerPoint

Marco Lorusso

Il sesto cerchio è anche qua un cerchio a cui io sono molto legato, perché anche qua tiene proprio alla preparazione degli eventi che sono i figli di PowerPoint.

Adesso ho detto PowerPoint, ce ne sono 1000 di piattaforme, non è che PowerPoint sia il peccato, anzi è come viene usato. E devo dire anche qua,

Andrea Veca

Ricordi quelli “pro guns” che dicono non è la pistola che fa male.

Scusa Marco, vai coi figli di PowerPoint

Marco Lorusso

I figli di PowerPoint sono quelli che preparano la presentazione e non la testano prima.

Quindi magari te la fanno per fare figo - adesso faccio un esempio – la infarciscono di video e poi magari il video non funziona.

Perché è un grande classico, no? Nelle location c'è il problema del testare l'audio, per esempio.

Se l'audio non c'è, è un problema.

Quindi anche a me è capitato più volte dire: in questa slide c'era un video, poi uno schiaccia e lo schermo non parte, c'è il silenzio, non si sente, arriva il tecnico, fa niente, era molto divertente oppure peggio ancora “te lo spiego”.

Lo spiego con la schermata ferma e anche questa cosa secondo me dà proprio un'idea ... Lo so che può capitare, l'intoppo può capitare, però mi raccomando, nel momento ... Già mettere dei video nelle presentazioni o sono estremamente collegati con quello che si sta dicendo oppure è meglio di no.

Perché il video va e tu sei fermo lì.

A me è capitato anche di stare a presentazioni con video di tre quattro minuti che parlano con la gente ferma e lo speaker che è fermo lì così, ed è una cosa terribile secondo me.

O il video è muto e tu ci parli sopra, ma se il video a sua volta parla e va avanti per tre minuti, sempre per il discorso che facevamo prima, mandamelo a casa che me lo vedo a casa.

Non ho bisogno di venire lì, quindi.

E anche questa cosa, se possibile, testiamola soprattutto l'inserimento di video con audio, testatela prima perché, ripeto, dà un'idea di improvvisazione che è brutto.

Ecco poi. Giusto proprio per finirla, dovesse capitare l'intoppo, l'altra cosa terribile degli eventi è arriva il tecnico e lo speaker sta zitto.

Riempite i vuoti, preparatevi a riempire i vuoti.

Se c'è un momento di imbarazzo, dite qualcosa. È chiaro, qualcosa che abbia senso, però provate a dire qualcosa.

Perché se uno sta lì fermo aspettando che funzioni, sono minuti drammatici dove si perde il pubblico.

Andrea Veca

la distanza aumenta

Marco Lorusso

Esatto, continua ad aumentare, e non va fatto. Non va assolutamente fatto.

Andrea Veca

Quindi che gli facciamo a questi qua?

Marco Lorusso

Li costringiamo a guardare i loro video per sempre senza audio.

Marco Lorusso

Li mettiamo lì dicendo che questo era bello.

Andrea Veca

Va bene, settimo cerchio.

Settimo cerchio: gli improvvisatori professionisti

Marco Lorusso

Settimo cerchio e anche qua grande qualità.

Vi assicuro: è pienissimo!

E questi secondo me fanno scopa con quelli del “arrivo e dico cercherò di essere breve eccetera” sono quelli che arrivano e sono un po' impacciati e sono io li chiamo gli improvvisatori professionisti.

Cioè sono quelli che dicono arrivano e dicono “volevo fare una cosa informale”, “non mi sono molto”.

In realtà lo capisco- A me è capitato anche di sentire non mi sono preparato molto che quasi lo si dice per ammorbidire, no?

Dire una captatio come dire “dai non siate troppo severi”, “cerco di fare una roba così”.

In realtà il messaggio che arriva è “non avevo voglia e non mi sono preparato” e secondo me anche questa cosa qua se non ci avevi voglia tu perché mi gai invitato.

E quindi non è una cosa bella, stai confessando che non ti sei preparato.

Mi stai dicendo che io ho investito del tempo su uno che non si è preparato e quindi mi innervosisco perché dimmi tutto, dimmi che sei emozionato piuttosto.

Ma non che volevi fare una cosa informale o che non ti sei preparato.

E ripeto, gli eventi sono tanti e il livello si è alzato, soprattutto delle aspettative delle persone. Purtroppo. questo è un mondo ricco di eventi, di cose, quindi un mercato ricco.

Che però si cavalca solo se ci si prepara bene.

Purtroppo, la gente è un po' seria e severa su queste cose, sempre di più. Assolutamente.

Andrea Veca

Contrappasso per questi qua?

Marco Lorusso

Qua, secondo me, io gli direi che devono improvvisare un talk, un Ted Talk davanti a 5000 persone. E gli facciamo comparire una slide ogni volta che dice 'potevi prepararti prima'.

Andrea Veca

Perfetto. Quindi in slot da 18 minuti: “potevi prepararti”, “potevi prepararti”, “potevi prepararti” ...

Marco Lorusso

Esatto.

Andrea Veca

Continuiamo a immergerci.

Ottavo cerchio: gli autobiografi

Marco Lorusso

Esatto, ottavo cerchio, anche qua molto contemporaneo.

L'ottavo cerchio è molto contemporaneo, sono gli autobiografi e siamo figli di questa epoca, figli di quelli che – adesso, scusate, dico una cosa un po' terribile – sono quelli dei figli di quelli della foto col morto.

Quelli che quando qualcuno manca, fanno la foto col morto, dicono parliamo di altro ma parliamo di me e quindi è uguale, no?

Vanno alle presentazioni, vanno agli eventi e nei primi 20 minuti ti spiegano cosa fanno nella vita. C'è questa slide con la foto e ti dicono che hanno scritto libri, che hanno la laurea, che hanno il master delle startup, le exit, l'advisory board ...

Anche qua, secondo me, la presentazione di se stesso non va fatta, se posso dirlo.

Vuoi dire, se io vengo a un evento, so che tu parli, sì, vuoi dire che cosa fai nella vita, ma ci metti tre secondi.

Tu sei a un evento, probabilmente non per raccontare chi sei o, almeno che non sia un evento in cui si parla di storia di imprenditoria, allora va bene.

Però se è un evento di quelli che, diciamo, rientrano nella divulgazione che mi capita di frequentare, Mondo IT eccetera, bisogna stare sul pezzo e stare su quello che ti è stato chiesto.

Purtroppo, secondo me, questo è un mood molto da LinkedIn che viene portato nelle conferenze ed è gente che proprio non ce la fa.

Però è tipico di questa fase, è veramente difficile.

Lo so che è molto qualunquista, però è così: siamo nel momento, nella fase in cui girare la telecamera è facilissimo. Siamo sempre in primo piano, ognuno vuole dire la sua e gli eventi spesso vengono utilizzati per piazzarsi.

Però, secondo me, uno quando va a un evento viene chiamato un evento, devi stare su quello che ti viene chiesto, non è il momento in cui ti devi mettere in mostra per le tue cose.

Se ti vengono chieste le tue cose, parla delle tue cose. Se devi parlare di altro, parli di altro. Punto. Non del tuo curriculum.

Andrea Veca

Ma purtroppo anch'io ho vissuto esattamente quello che tu dici, perché alla fine per parlare di quello per cui sei stato chiamato a parlare rimangono due minuti e mezzo.

E quindi non ce la fai, salti le slide, ecc.

Marco Lorusso

Esatto, esattamente.

Andrea Veca

Va bene. Senti, cosa gli facciamo a questi qua? Mi sta venendo il nervoso, mi sembra che prudano le mani.

Marco Lorusso

A questi, secondo me, gli facciamo ascoltare il proprio curriculum letto da Siri.

Letto da Siri, proprio così, proprio in automatico con quella voce un po' così.

E quindi ci sta assolutamente.

Andrea Veca

Vai, nono cerchio.

Nono cerchio: le metafore seriali

Marco Lorusso

Vedete che li stiamo collegando sempre di più.

Anche questi sono molto collegati a quelli dell'autobiografia e sono quelli delle metafore seriali.

E anche qua, attiene al tema: tu vieni chiamato a un evento e hai il tempo, diciamo, che ti è stato dato: il punto è arrivare al punto, scusate il gioco di parole.

È arrivare al punto.

L'uso di metafore secondo me ci sta, ma va evitato se la metafora non è esattamente comprensibile dopo tre secondi.

E invece purtroppo c'è questo uso delle metafore, di questi giri di parole che sono sempre figli della volontà di mettersi in mostra, di far vedere cacchio, guarda che cosa ti ho trovato, la roba particolare ...

Se devi parlare di CRM non devi raccontare la storia dei salmoni, se devi parlare di leadership non devi parlare delle aquile, se devi parlare di cambiamento non devi tirar fuori il bambù giapponese o il vaso giapponese o quelle robe lì.

Quindi, per carità, ci sta, però secondo me deve essere, non dico immediatamente, ma dopo almeno facciamo 5 secondi, comprensibile.

Spesso a me è capitato di assistere a delle cose che tu dici, io non ho capito, non mi vergogno a dire, però io non avevo capito il collegamento,

A parte il fatto che l'immagine e la metafora era molto bella da vedere-

Però poi quando dici va bene e quindi dicendo con l'inglese so what”, quindi il CRM è esattamente dove cacchio c'entra?

Ecco, quelle robe lì mi capitano spessissimo e anche lì, come dicono i giovani, anche meno. Stiamo attenti a queste cose.

Sì, perché non deve essere comprensibile. Ecco, mettiamola così.

Andrea Veca

Sì, sono d'accordissimo. Tra l'altro, quelle cose che hai citato, in particolare delle immagini, mettono un po' un dito nella piaga, perché da sempre si diceva ...

O meglio, da sempre, vent'anni fa si diceva che nei PowerPoint o nelle presentazioni bisognasse mettere le immagini, non avere solo testo. Benissimo.

Poi si è passati, a mio modo di vedere da vecchio, all'estremo opposto, per cui si mettevano, come dicevi tu, immagini bellissime che però non avevano alcuna attinenza con nulla.

Marco Lorusso

Secondo me è bello mettere delle immagini, anche la scena di un film, però a me piace il cinema, per esempio, le metto spesso, però deve essere una cosa che uno dice l'ha messo per questo, si deve capire subito, se lo devo spiegare 20 minuti è meglio di no.

Andrea Veca

Quindi tu dici estratti da quella retrospettiva su Tarkovsky anche no

Marco Lorusso

Anche no, per dire, guarda che figo che sono, ti porto il decalogo di Kieslowski per dirlo così, magari no.

Andrea Veca

OK, questi qui cosa devono fare come pena? Devono guardare tutto il decalogo.

Marco Lorusso

Che tra l'altro grande qualità segnalo.

Però ecco, quella sarebbe anche una penna troppo morbida. Io gli direi di cambiare una gomma usando solo metafore, di cambiare uno pneumatico usando solo metafore.

Vediamo se ci riesci.

Andrea Veca

Decimo cerchio.

Decimo cerchio: i salvatori della platea

Marco Lorusso

Ecco, andiamo sempre più a fondo.

Anche questi sono veramente infidi e estremamente diffusi.

Ve lo dico adesso, ve lo dirò e mi direte quando andrete al prossimo evento: 'Cacchio, Marco Lorusso aveva ragione'.

Sono i salvatori della platea e sono quelli che arrivano on stage e dicono – mi è capitato anche di recentissimo: “cercherò di non farvi addormentare”, “Vi vedo stanchi, cercherò di svegliarvi”.

Anche qua c'è il tema, e lo diremo dopo, ma lo anticipo:

  1. se uno non è simpatico, dovrebbe avere l'intelligenza di non fare battute; capire che se una battuta non fa ridere, non si fa.
  2. nel momento in cui tu dici una cosa del genere: 'Vi vedo un po' stanchi, cercherò di svegliarvi e cercherò di non farvi addormentare”, stai diciamo un po' insultando, infamando come dicono in meridione il pubblico, ma anche infamando chi ti ha preceduto perché stai dicendo che chi è arrivato prima di te ha fatto due maroni al pubblico, che magari è vero, però allora che cacchio ci fai lì?
    Anche tu sei parte di quel circoletto, quindi magari te lo tieni per te, non si fa.
    Secondo me non si fa perché è una cosa che si porta dietro dei retropensieri che sono brutti per il pubblico e che magari sta dormendo, però se sta dormendo è anche colpa tua. Tu fai parte dell'evento e quindi potevi dirlo prima, no dopo.
    E quindi è brutto anche, ripeto, per chi ha parlato prima

Andrea Veca

Perché sì, assolutamente. Se li vedi che stanno dormendo, svegliali, ma senza questo approccio didascalico.

Marco Lorusso

Ma senza dire che state dormendo, perché non si fa!

Non lo dite, vedrete che provate a farci caso. Guardate che sono tanti questi, sono molto diffusi, come quelli della pausa pranzo.

Andrea Veca

Va bene. E questi miserabili, cosa gli facciamo fare?

Marco Lorusso

Andiamo sulle pene sempre peggiori. Io direi che facciamo parlare Roberto Benigni e li posizioniamo subito dopo, con gente che continua a dire era meglio quello prima.

Andrea Veca

Ecco, qui velocissimi. Ci sono anche alcuni relatori che dicono: certo che è difficile parlare dopo un relatore così brillante.

Marco Lorusso

Bravissimo, è vero. E anche lì ti stai mettendo, è bruttissimo perché ti stai già paragonando a quello prima e già io ...

Andrea Veca

Mettendoti in condizioni di inferiorità, stai dicendo che adesso non ascoltatemi perché io faccio schifo.

Marco Lorusso

Faccio cagare. Sì, esatto, è così, bravissimo, è vero, è sempre molto perché fai il complimento, ma in realtà stai sminuendo te ed è brutto perché poi io mi metto già in posizione di difesa e dico: 'Miz, adesso arriva questo, ci straccia le balle.' Esatto

Andrea Veca

Va bene. Undici

Undicesimo cerchio: gli interrogatori

Marco Lorusso

Undicesimo cerchio sono gli interrogatori e guardate qua, porto un'esperienza personale. Tempo fa, evento di una grossissima multinazionale di cui non facciamo nomi, diciamo, mega azienda di cui si parla tantissimo in questa fase, si impongono di portare uno speaker inglese. Il tema è, diciamo, con tanti manager italiani: sapete che in Italia abbiamo, diciamo, rispetto a tanti altri paesi, un po' di problemi con l'inglese ...

Questa manager inglese incomincia a girare dopo lo speech per la sala facendo domande in inglese.

Io vi assicuro, questa è esperienza di vita diretta.

C'era la gente che scappava dalla sala. Ho dovuto chiamare la marketing manager di questa azienda mentre questa parlava. Dicevo, se non vi offendete, la fermo io, perché qua la gente se ne va.

Quindi qui c'era l'aggravante dell'inglese e la gente era in imbarazzo.

Però anche lì, le domande sono come le battute, cioè se uno è certo di fare domande – la certezza non c'è in niente – molto precise, ficcanti, utili, stimolanti.

Se non lo sono, è meglio non farle, perché si crea sempre quel momento di imbarazzo in cui tu fai le domande e la gente non risponde e li vedi, questi qua che si innervosiscono.

Non abbiate paura, come mai non risponde nessuno?

Sono quei momenti di imbarazzo, è meglio non farla, cioè la domanda al pubblico perché c'è sempre quel momento di reticenza.

Perché se magari sei con 50, 100, 200 persone: ci sta che uno non abbia la cosa da dire, alzo la mano.

A me è capitato più volte e da moderatore dire: guardate, va bene, cerca di rompere questo imbarazzo, tanto poi c'è il momento del cocktail, c'è il networking, ne parliamo dopo.

Quindi le domande devono essere Possibilmente adesso posso dire che ci sta che qualcuno non risponda, però cerchiamo di prepararle prima e devono essere domande veramente calate bene sul pubblico, il target, il mercato, quello che si sta dicendo, essere robe un po' stimolanti.

Piuttosto, ecco, arriva a dire una cosa terribile, mettetevi d'accordo con qualcuno.

Andrea Veca

La redazione si dissocia da questo tipo di esortazione.

Marco Lorusso

Quel momento è veramente imbarazzante agli eventi.

Lo dico perché sono momenti di silenzio tanto pari, forse solo al momento in cui il video non funziona e lo speaker non parla.

Quella roba squalifica un po' tutto. Attenzione, quindi devo dire: non si fa.

A loro direi che gli facciamo questa pena, devono fare domande a un pubblico di gente che non risponde, quindi a un pubblico di introversi. Continuiamo a obbligarli a far domande a gente che non risponderà mai.

Andrea Veca

Mi sembra adeguato e arriviamo quindi al dodicesimo e ultimo credo cerchio.

Dodicesimo cerchio: i saltatori

Marco Lorusso

L'ultimo cerchio sembra una cosa banale, ma anche questa è un po' come quelli che dicono al pubblico “vi vedo stanchi”

È una cosa diffusissima, sono i saltatori. Ed è gravissima questa cosa.

Sì, i saltatori sono quelli che fanno le presentazioni e a un certo punto magari si rendono conto che non c'è più tempo, che hanno sbagliato a prendere troppo tempo, non si sono preparati, hanno usato, che ne so, 20 minuti, 15 per parlare su una slide e poi ne hanno altre 20, e non sanno come fare e incominciano a cliccare e a saltare le slide davanti al pubblico dicendo “questa la salto, questa pure, questa è meno importante”.

E se è meno importante la prima cosa che dico è “perché l'hai messa lì”??

Quindi non si fa, quindi non cioè non anche questa attiene sempre al livello di preparazione di un evento.

Cioè dai proprio dai l'impressione di non esserti preparato 1) con il tempo a disposizione e 2) hai buttato lì delle presentazioni.

Capita spesso anche a molti vendor, magari anche internazionali, che arrivino con queste slide precotte fatte, che ne so, a Seattle – con tutto il rispetto per Seattle – e lo vedi, cioè che uno manda avanti e dice no, questo non serve. Potevi lavorarci anche un quarto d'ora prima dell'evento e darmi la sensazione di avere fatto apposta qualcosa per me.

Se io ho la sensazione che non l'hai fatto per me, secondo me questo è uno dei più, anzi forse uno è il più grave, perché proprio percepisco essere arrivato veramente così tanto per esserci. E torniamo al punto di prima, me ne stavo a casa, andavo in palestra e mi sentivo il podcast, ecco come questo, mi sentivo l'audio o mi leggevo qualcosa e facevo prima.

Andrea Veca

È vero, è proprio una questione di rispetto e quindi di percezione. Se stai usando lo stesso deck, cioè l'inglese qui, se stai usando le stesse slide che hai usato per, che so io, la riunione dell'assemblea dei soci o, che so io, i pescivendoli. non va bene, appunto come hai detto tu, togli le slide che non servono.

Marco Lorusso

O peggio, mi collego, adesso l'ho messo perché qua potremmo andare avanti per giorni.

Sono 1000 le declinazioni, sono dentro questo cerchio, sono gli scusatori, no?

Che di fronte a quelle slide ti dicono spesso sì, le slide non sono bellissime e grazie, ce ne siamo accorti, non lo dire.

Anche questa cosa qua non la dite, no, le slide non sono bellissime, non si legge bene e vabbè. Però te ne potevi accorgere prima, non mentre ci sono 1000 persone e le slide non si vedono.

Quindi anche quella cosa lì non è una cosa che sminuisce il peccato, anzi lo aggrava.

Quindi state attenti

Andrea Veca

Va bene. E quindi, cosa gli facciamo fare per l'eternità?

Marco Lorusso

Qua il super contrappasso, ogni slide che saltate, gliela facciamo ricomparire 5 volte in automatico.

Andrea Veca

Anche se non è venuta tanto bene.

Marco Lorusso

Se non è anche se è brutta, evidentemente, quindi devo dire siccome gli sta bene. Sì, assolutamente.

Andrea Veca

Perfetto, e con questo siamo arrivati da Lucifero. Direi che siamo fuori, ogni tempo massimo Marco, Virgilio Marco.

Ne valeva la pena e non so se vuoi fare delle ultime menzioni velocissime e poi andiamo a chiudere.

Menzioni finali: ringraziamenti infiniti, "ci torno dopo" e citazioni inventate

Marco Lorusso

Ripeto, sono tante, io mi ero appuntate. Ci sono quelli che ringraziano in maniera infinita, no, che fanno lo scopa con quelli del curriculum. Quando finisce l'evento, incominciano a dire grazie agli organizzatori, gli sponsor e fanno l'elenco di tutti gli sponsor che sono sponsor, ma ci sono scritti. Non c'è bisogno di menzionarli tutti perché chi se ne frega, tanto non se li ricorda nessuno.

Grazie al moderatore, grazie a voi. Otto minuti di prese di ringraziamenti, non lo dite. Dite grazie a tutti. Mi fa molto, è stato un piacere stare qua e arrivederci e grazie.

Un altro che mi sono che è una cosa che attiene al tempo, come quelli che dicono parlerò per i prossimi 35 minuti quando uno dice su questa cosa ci torno dopo

E a parte che è una cosa terribile perché dico io dentro di me sarò un imbruttito penso porca miseria, chissà quanto parla questo adesso, no?

Perché uno dice ci torno dopo, che palle, dopo quanto?

E questa è una.

E poi però tra l'altro è difficilissimo reggere questa cosa perché quasi sempre poi non ci tornano mai, perché tu incominci a parlare, non ti ricordi, ma non ci credo che ti ricordi su quella roba lì.

E, chiudo, i migliori di tutti sono quelli del “vi lascio questa” o “vi lascio questa provocazione“ che alzano il livello tantissimo e quasi sempre quando arriva questa frase è Steve Jobs, Einstein, Madre Teresa, Mandela.

Queste cose qua sono frasi che chiudono e tra l'altro nel 99,9 periodico per 100 dei casi sono frasi che non hanno mai detto.

Ecco, controllate anche questa cosa, devono essere veramente, come dire, se proprio dovete, se proprio non resistete e dovete mettere queste cacchio di slide evocative finali che ormai sono tutte uguali – il tema dell'intelligenza artificiale, dicevamo prima – però almeno che diciamo il mega guru in questione l'abbia detta davvero, perché veramente a me è capitato spessissimo di trovarmi di fronte a cose che tu dici, “ma io questa cosa non l'ho mai letta”. Poi magari se hai tempo vai a cercare e scopri che effettivamente non l'hanno mai detto, quindi state attenti.

Marco Lorusso

Ecco, mi raccomando, vi lascio questa no

Andrea Veca

Va bene, state attenti, “state ungri, state foolish”.

Marco Lorusso

Bravissimo, a proposito.

Saluti finali

Andrea Veca

Va bene, senti, io ti ringrazio, Virgilio, Marco, per questa demoralizzante discesa negli inferi. E che dire, speriamo di riuscire a rivedere le stelle prima o poi.

Marco Lorusso

Assolutamente, veramente ragazzi, mi raccomando, ripeto, io personalmente appartengo a tanti di questi cerchi, ho fatto tanti di questi, ho commesso tanti di questi peccati e spero che sia utile per tutti voi. Semi serio, però abbiamo cercato di cristallizzare alcune cose che probabilmente dovremmo o potremmo evitare. Ecco, quello sì.

Marco Lorusso

Perfetto, ringrazio Andrea Veca.

Andrea Veca

E io ringrazio anche Paolo Sesto e Carlo Marx e Madre Teresa.

Buon lavoro, Virgile e Marco. Ciao”

Marco Lorusso

Evviva, anche a voi