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Budget di stato patrimoniale

Pubblicato il 12 dicembre 2025

In questo episodio chiudiamo la mini-serie sul budget facendo il salto di qualità: non guardiamo più solo al conto economico, affrontato nell'episodio precedente, ma a ciò che tiene in piedi l’azienda, cioè la cassa e lo stato patrimoniale.

Partiamo da un controllo mensile molto concreto: confronto tra budget e bilancino, analisi delle differenze e aggiornamento del forecast per il resto dell’anno.

Poi allarghiamo lo sguardo a un orizzonte di tre anni, perché il mondo non finisce il 31 dicembre e i progetti seri non stanno dentro un solo esercizio.

Entriamo quindi nello stato patrimoniale usando immagini terra-terra (peso, analisi del sangue, fonti e impieghi) e costruiamo un “quasi budget patrimoniale” per capire il fabbisogno di cassa, tra tempi di incasso, IVA, mutui e cespiti.

Chiudiamo con una pillola di rendiconto finanziario: a cosa serve e perché per la maggior parte delle PMI è più importante avere sotto controllo la banca che i fiocchi e controfiocchi.

Trascrizione dell'episodio

In questo episodio Andrea Veca chiude la mini-serie sul budget: spiega come fare il controllo mensile e costruire un forecast, perché ha senso estendere il budget ai due anni successivi e come ragionare sullo stato patrimoniale con un approccio pratico centrato sulla cassa. In chiusura, introduce il rendiconto finanziario e a cosa serve davvero.

Quella che segue è la trascrizione integrale dell’episodio. Essendo una trascrizione dal parlato, può contenere ripetizioni, frasi spezzate o imprecisioni formali. Privilegiamo la fedeltà alla conversazione effettivamente avvenuta.

Apertura e scaletta dell’episodio

Ciao, sono Andrea Veca e ti do il benvenuto a Mingamal, il podcast che instilla dubbi per migliorare.

Terzo episodio della breve serie dedicata alla redazione del budget.

Nel primo episodio abbiamo parlato di che cos'è il budget e perché farlo.

Nel secondo episodio, abbiamo redatto un budget relativo al conto economico di un'azienda inventata. E lo abbiamo sviluppato per 12 mesi con granularità mensile, quindi per il 2026, specificando mese per mese quali debbano essere i ricavi e quali debbano essere i costi per generare questi ricavi e pertanto quale è il margine risultante a fine anno.

Oggi concludiamo il discorso, parlando di:

1)       Controlli periodici da fare sul budget 2026

2)       proiezione del budget su 2027 e 2028

3)       parliamo di stato patrimoniale, la parte forse più importante del bilancio, e di relativo budget.

4)       Infine, cerchiamo di spiegare in due parole che cos'è il rendiconto finanziario

Comunicazioni di servizio

Prima di addentrarci nell'argomento, un paio di comunicazioni di servizio.

Grazie a Gianluca, che mi ha segnalato l’ennesimo errore. Smetterò mai di fare errori? No, perché essere perfetti vuol dire che non si può migliorare ... un problema che non mi si è mai posto.

Grazie a Daniel, che mi ha giustamente bacchettato perché non ho ancora pubblicato un sondaggio che sia uno, come invece avevo promesso nel trailer di MIngaMal. Da questo episodio si comincia: aspettavo di finire la serie! Mi raccomando adesso: compila alacremente!

Grazie ad Alberico, Giovanni e Valerio, con cui ho fatto una supersessione di confronto e visione dei prossimi anni!

E grazie a chi ha lasciato una recensione positiva. Se non lo hai ancora fatto, per favore fallo. SE ti piace il podcast.

Se non ti piace, scrivimi che cosa vorresti sentire.

Fine delle comunicazioni di servizio: mettiamoci a lavorare e partiamo dal controllo del budget di conto economico.

Controllo mensile: budget vs consuntivo

Cominciamo allora con il controllo mensile.

Se ricordi, cara ascoltatrice, caro ascoltatore, abbiamo concluso l'episodio scorso con uno splendido budget di conto economico. Nella pratica, un foglio di spreadsheet che ha per ciascuna riga i diversi ricavi e poi i diversi costi, e sulle colonne i dodici mesi dell'anno. E poi, un’ultima colonna con la somma!

Perché quello che ci importa è la somma.

Somma dei ricavi e dei costi sui dodici mesi, per andare a vedere qual è il margine sull’anno. Quale margine? Scegli tu il tuo preferito.

Parte l'anno, cominciamo a lavorare e alla fine di gennaio avremo emesso tutte le fatture di vendita, avremo ricevuto tutte le fatture di acquisto e avremo registrato i cedolini per pagare i dipendenti. E tutto quanto va registrato.

Dici che non arriva tutto entro fine mese? OK, ma al 16 si paga l’IVA – a meno che tu non sia in regime trimestrale – per cui al più tardi il 15 hai tutti i numeri per completare la situazione per il mese di gennaio.

Digressione velocissima: se sei in regime trimestrale, imponiti tu una data entro cui vuoi “congelare” il mese appena concluso. Fallo! Adesso, subito: metti un evento ricorrente in agenda. E anche tu in regime mensile, metti in agenda. Peraltro, non è necessario chiudere il 16: puoi fare anche prima. Anzi, te lo consiglio.

Fine digressione velocissima.

Il software gestionale in cui tu, o chi fa questo lavoro per te, hai cacciato ricavi, costi e tutto il resto, è in grado di generare quello che si chiama comunemente bilancino o, se vogliamo fare gli anglofoni, Trial Balance.

È una forma primordiale di bilancio che assomiglia molto a quello che hai redatto in sede di budget. Nella forma, intendo: gli importi probabilmente differiranno.

Quindi troverai le righe relative ai ricavi e le righe relative ai costi. Ovviamente sviluppate solo per un mese: gennaio nel nostro esempio.

Questo è il consuntivo, cioè quello che è realmente accaduto e che puoi rilevare a posteriori.

Siamo pronti a esaminare la differenza tra il budget, cioè come ipotizzavamo che sarebbero andate le cose, e il consuntivo, cioè come sono effettivamente andate.

E lo facciamo conto per conto.

Velocissima digressione: ti ricordi il discorso sugli ananas e le fragole? Se non te lo ricordi, vai ad ascoltare l’episodio numero due.

Può essere che il piano dei conti non rispecchi dettagliatamente la tua attività. In questo esempio, il conto di ricavo magari rappresenta le vendite totali di frutta. E questo si rispecchia sia nel budget sia nel consuntivo.

Allora, dovrai fare analisi più approfondite, probabilmente in uno spreadsheet a parte.

Ad esempio, nel budget il conto di ricavi indicava 1200, mentre a consuntivo ne risultano 1000. Che cosa manca? Ananas, fragole, magari tutti e due? Questo dettaglio di informazione non è presente nel budget né nel consuntivo, e dovrai trovarlo altrove.

Fine velocissima digressione: hai capito il concetto.

Quindi, conto per conto, verifichi che cosa è andato come avevi preventivato e che cosa no.

Io ti consiglio di descrivere le differenze, conto per conto, e di motivarle. Cioè, di indicare quale è il motivo per cui le cose non sono andate come previsto.

Se la differenza è di sette euro, non importa. Scegli tu quale è la tua “soglia dei sette euro” sotto la quale non approfondisci le differenze.

Se ci pensi, a parte il fatto di scrivere, non è nulla di sconvolgente: è quello che fai normalmente in qualunque circostanza, dal bilancio familiare alla cassa comune della gita con gli amici.

All’inizio del viaggio, tutti mettono dentro i soldi che dovrebbero bastare per l’intera vacanza. La sera stessa, dopo quindici birre e quarantotto salsicce, a testa, il consuntivo suggerisce che si dovranno versare altri soldi.

Quando tu e gli amici vi rendete conto che trangugiate più birra e salsicce di un bavarese imbufalito, è inutile che rimettiate le due lire a testa che avevate messo all’inizio.

Il consuntivo vi ha indicato che le cose non vanno come avete ipotizzato.

Quindi aumentate la quota pro capite.

Oppure avete un mal di testa tale che decidete di bere solo acqua per il resto della vacanza. E allora non è necessario aumentare la cifra. Anzi prevedete che avanzeranno dei soldi – non ci credo manco morto.

In entrambi i casi state facendo una nuova proiezione per i mesi a venire, che affina le ipotesi fatte in sede di budget.

Dal consuntivo al forecast

E qui introduciamo un nuovo protagonista: il forecast, cioè la proiezione per i mesi a venire.

Dal punto di vista pratico, il forecast è un file identico a quello del budget, stesse righe, stesse colonne. La differenza è nei valori per i mesi a venire.

Per i mesi passati, gennaio nel nostro esempio, non c’è più nulla da prevedere. Non si può cambiare il passato.

Ma per i mesi a venire, se ti rendi conto che le ipotesi fatte erano errate, puoi cambiare gli importi.

Possono anche succedere cose molto semplici.

Supponiamo che tu non abbia sostenuto un costo a gennaio, ma solo perché questo arriverà in febbraio.

Hai pensato di fare il Sales Kick Off a gennaio, ma per mille motivi, questo slitta a febbraio.

Spoiler: tra due episodi parliamo di Sales Kick Off, che bisogna divertirsi un po’! E poi bisogna presentare il budget allo staff!

Quindi gennaio non ha visto il costo di questo evento: è andato meglio del previsto!

Ma il costo è solo rimandato a febbraio! Cioè, peserà sull’anno comunque. Allora sposto il costo a febbraio costruendo una versione rivista del budget che è realistica e mi suggerisce una prospettiva di come andrà l’anno.

Riassunto operativo del monitoraggio

Facciamo il riassunto di questa prima parte e alcuni commenti conclusivi:

1) Hai fatto il budget e lo hai incorniciato.

So di averti detto che il budget è vivo e in continua evoluzione.

Non ho mentito: ho solo snellito il racconto. Il processo di budget è vivo e in continua evoluzione.

Gli importi che hai messo nel budget, li scolpiamo nel marmo, ad imperitura memoria.

2) Ogni mese guardo il consuntivo prodotto dal gestionale. Quello che chiamiamo “bilancino” o trial balance.

3) Conto per conto, studio le differenze e le annoto, spiegando che cosa le ha causate.

Solo le differenze degne di nota.

4) Sulla base delle differenze, se è il caso, rivedo gli importi per i mesi a venire andando a creare quello che abbiamo chiamato forecast. Una sorta di budget fluido.

5) Ci sono un paio di menate di cui tenere conto, che non ti sto a spiegare, perché trovi informazioni a tonnellate sulla rete.

E se non le trovi, dimmelo che facciamo una puntata monografica.

Ad esempio ti segnalo:

a.       Ammortamenti. Se i tuoi ammortamenti sono lo 0,1% dei costi, ignorali.

Se invece sono più ingenti accertati che il bilancino estratto dal gestionale riporti gli ammortamenti mese per mese.

b.       I costi legati al personale: tredicesima, quattordicesima se c’è, TFR e ferie e permessi non goduti. Il cedolino che arriva dallo Studio Paghe non riporta esplicitamente queste informazioni e bisogna scavare un po’ negli altri prospetti. Scava e caccia nel consuntivo.

6)       Ultimissima cosa che voglio dire è relativa alla modifica degli importi per i prossimi mesi e al possibile cambio di strategia.

Abbiamo parlato di spostare un importo da un mese all’altro.

Ma non di cambio di strategia. Non puoi cambiare strategia ogni mese: sarebbe un atteggiamento isterico che non lascia il tempo di costruire uno storico, un’esperienza, sulla base dei quali cambiare la strategia.

Probabilmente non è sano neanche ogni tre mesi, però ormai siamo portati a ragionare in termini di trimestri. Se lo ritieni un periodo troppo breve, scegli il numero di mesi che preferisci. Possibilmente minore di dodici.

Torniamo ai trimestri. Se alla fine di un trimestre ti rendo conto che le ipotesi che hai fatto sono totalmente disattese, allora è necessario, rifare il budget.

O meglio, fare una nuova revisione del budget. Cioè, modifichi non solo gli importi, ma anche le azioni pianificate.

Avevi puntato tutto sulla pubblicità mediante piccioni viaggiatori. Salta fuori che i piccioni non consegnano per il buco nell'ozono. Bye bye piccioni. Devi rivedere questa scelta e, ovviamente, il budget deve rispecchiare questo vostro cambio di direzione.

Questo ti volevo dire circa il monitoraggio: confronto del consuntivo rispetto al budget ogni mese. Eventualmente modifica degli importi nel forecast, per i mesi a venire.

Ogni tre mesi, valutiamo se fare una nuova versione del budget, che si accompagna alla modifica delle azioni che intraprenderò.

Proiezione su 2027 e 2028

Passiamo alla proiezione del budget di conto economico sui due anni successivi.

Perché farla?

Perché vogliamo avere sempre un orizzonte di medio periodo.

Ti ho appena detto che possiamo cambiare direzione anche in corso d'opera, lo so. Ma in ogni momento devi avere un piano che guarda avanti. Anche se lo cambierai!

Il mondo non finisce il 31 dicembre 2026. Allora, se hai in mente un piano di sviluppo negli anni dopo, hai una visione d'insieme molto più ampia.

Che ti consente anche, per esempio,di ipotizzare investimenti particolari. O spese particolari più avanti nell'anno o di vedere lo sviluppo di un investimento.

Per chi fa produzione questo è ovvio. Se prendi una pressa da 150mila euro, vuoi avere un’idea del valore che esprimerà nei prossimi anni.

Ma vale anche nei servizi

Ipotizziamo che tu faccia un'iniziativa marketing a novembre 2026.

È ovvio che i risultati di questa non li veda entro l’anno, ma probabilmente l’iniziativa darà i suoi frutti per i mesi a venire, anche nel corso del 2027. A prescindere da quando registri il costo.

Cioè, la dinamica degli accadimenti aziendali non finisce con il cenone di Capodanno.

Gli americani ci hanno insegnato che non esiste niente dopo la fine del quarter, la fine del trimestre, ma questa è una dabbenaggine assoluta.

Il mondo va avanti dopo la fine del quarter e il mondo va avanti dopo la fine dell'anno.

Guarda avanti, apri la mente. Dove vuoi andare?

Con una prospettiva di – almeno – tre anni, puoi pianificare molto meglio.

Vai sorella, vai fratello, go with the flow. Ci sarà il foglio Excel eventualmente a ricordarti i duri vincoli della realtà e della razionalità.

Stato patrimoniale: che cos’è e come leggerlo

E adesso parliamo dello Stato patrimoniale.

Lo stato patrimoniale rappresenta quello che è lo stato dell'azienda e non ci crederai mai, cara ascoltatrice, caro ascoltatore, lo rappresenta in termini patrimoniali. È incredibile la profondità di contenuti che MingaMal è in grado di esprimere!

Per riparare alla pochezza della frase precedente, proviamo a capire meglio che cosa intendo per stato.

Mi riferisco ad una fotografia della situazione, in un determinato istante.

Pensa agli esiti degli esami del sangue.

Questi cristallizzano, in un determinato momento, i valori assunti da diversi parametri, auspicabilmente significativi, che rappresentano il nostro stato di salute.

Se vuoi un esempio più semplice, pensa al peso.

Io salgo sulla bilancia e l'odioso dispositivo registra il mio peso in quell'istante.

È evidente che, in quanto fotografia, lo stato patrimoniale non reca alcuna informazione dinamica.

Mi spiego, tornando al peso.

Io sono alto circa uno e 85.

Se peso 40 chili so che c'è un problema.

Se peso 140 chili so che c'è un problema.

In questi due casi, l’informazione della fotografia è già di per sé molto utile.

Ma se peso 80 chili, c’è un problema o va tutto bene?

Non lo so, ho bisogno di ulteriori informazioni.

Se peso 80 chili e la settimana scorsa pesavo 90 chili, o sto facendo una dieta prepotente, oppure c'è qualche cosa che non va e mi conviene investigare.

Se una settimana fa pesavo 70 chili, e adesso peso 80 chili, o sto facendo delle maratone gastronomiche in preparazione dei bagordi natalizi, oppure c'è qualche cosa che non va e devo indagare.

Se invece, negli ultimi 18 mesi ho sempre pesato 80 chili e non ho alterato il mio regime alimentare e di movimento, allora va tutto bene.

Quindi è molto utile confrontare le fotografie, per vedere che cosa è cambiato.

Ma torniamo alla differenza tra la pesata di oggi e quella di settimana: è chiaro che dipende da che cosa è accaduto in questo periodo di osservazione. La settimana, nella fattispecie.

Supponiamo che io abbia mangiato per tre chili.

Supponiamo inoltre che io abbia consumato per quattro chili. Hai presente che c'è una relazione più o meno diretta tra le calorie consumate e il peso. Tipo, per far fuori un grammo di grasso, se non sbaglio, servono 10 kcal.

Ebbene, io ho consumato calorie equivalenti a quattro chili.

Quindi ho mangiato per tre chili, ho perso quattro chili, totale meno un chilo.

Se la settimana scorsa pesavo 80 chili, adesso devo pesare 79 chili.

Se non peso 79 chili, non c'è quadratura di bilancio. Ho fatto un errore di misura o di conto da qualche parte: devo andare a cercare dove.

Hai già capito dove voglio andare a parare.

Quando io guardo la variazione tra due stati patrimoniali, chi descrive la dinamica in mezzo? Ovviamente il conto economico!

Se io ho ricavi per cento e costi per sessanta, avrò un risultato di più quaranta.

È evidente che il mio stato patrimoniale da qualche parte – spoiler: nel patrimonio netto – deve aumentare di 40 rispetto al precedente.

Ripeto per chiarezza.

Faccio una fotografia: stato patrimoniale a fine 2023. Passa un anno, il 2024, che è descritto dal conto economico, e che evidenzia un utile di quaranta. La successiva fotografia è a fine 2024. La nuova fotografia differisce dalla precedente, per quaranta.

Chiarita la intima relazione tra il conto economico e lo stato patrimoniale, cerchiamo di capire come funziona lo stato patrimoniale.

Se stai guardando lo stato patrimoniale scaricato dalla Camera di Commercio, troverai uno sviluppo verticale in cui prima compaiono le attività e poi compaiono le passività.

Se invece stai guardando lo stato patrimoniale prodotto dal tuo software gestionale, con ogni probabilità sarà a sezioni contrapposte e avrai le attività a sinistra e le passività a destra.

Nota: il bilancino di cui abbiamo parlato prima comprende anche lo stato patrimoniale. E anche lo stato patrimoniale ha conti, che appartengono al piano dei conti.

Torniamo alle due sezioni dello stato patrimoniale: che cosa sono le attività?

Che cosa sono le passività?

Io trovo molto chiara una denominazione alternativa, per cui invece di chiamarle passività e attività le chiamo fonti e impieghi, cioè le passività o fonti ci raccontano da dove arriva il denaro che l'azienda ha a disposizione per operare. Mentre le attività o gli impieghi ci dicono come sto utilizzando questo denaro.


Per i puristi, credo che ci sia una sottile distinzione tra le due classificazioni, ma la ignoro bellamente. Semmai approfondisci in autonomia, cara ascoltatrice, caro ascoltatore.

Proviamo allora a scorrere le fonti, o passività.

Sostanzialmente le passività sono un elenco di debiti nei confronti di diversi soggetti.

Il primo debitone che abbiamo è il patrimonio netto, che è un debito nei confronti dei soci che hanno inizialmente versato il capitale sociale, e in seguito deciso di lasciare in azienda, come riserva sia legale sia straordinaria, gli utili di esercizi precedenti.

Per i puristi: ok, non è un vero debito perché è capitale di rischio. Cioè, se la società perde tutto i soci si attaccano al tram. Gli altri debitori un po’ meno. Però lo possiamo considerare tale.

Poi compaiono altri debiti, per esempio verso i fornitori.

E ancora ho debiti verso banche, magari ho sottoscritto un mutuo.

Ho debiti verso i dipendenti: sia il padre di tutti debiti, il trattamento di fine rapporto, sia altri debiti quali ferie e permessi non goduti, tredicesima e quattordicesima maturati e alrto ancora.

Ho debiti nei confronti dell'erario. Eccetera

In che senso questi debiti sono una fonte di denaro?

Se pensi al capitale sociale, è abbastanza ovvio. I soci hanno versato dei soldi sul conto in banca. Quei soldi sono a disposizione.

Ma anche il fornitore che rinuncia ad essere pagato immediatamente ci sta lasciando dei soldi.

Se ci concede una dilazione di pagamento, sostanzialmente sta mettendo a nostra disposizione dei soldi che sono suoi. Io so che glieli devo dare, ma non ancora. In questo momento sono ancora nel mio conto in banca.

E quindi li posso usare.

E come li posso usare? Cioè, dove vado a metterli questi soldi?

Spostiamoci nelle attività e scorriamole.

Dicevamo: come li uso questi soldi?

Ad esempio, potrei immobilizzarli. Mi compro degli strumenti di produzione, e li metto nelle immobilizzazioni materiali oppure nelle immobilizzazioni immateriali.

Oppure decido di acquistare una partecipazione in un'altra azienda e quindi metto i soldi in un’immobilizzazione finanziaria.

Ancora, potrei banalmente lasciare i soldi sul conto in banca.

Potrei avere crediti verso clienti. Hai presente quando si dice che si fa da banca ai clienti?

Oppure compro tanti pezzi di ricambio per i miei muletti e costituisco un magazzino. Cioè, ho preso i soldi messi a disposizione dalle passività e li ho parcheggiati sugli scaffali, in attesa di usarli per generare valore aggiunto.

Punto della situazione:

1)       Lo stato patrimoniale fa una fotografia dell’azienda in un determinato momento.

2)       È diviso in due parti: fonti e impieghi, che ci dicono da dove arrivano i soldi e come vengono usati.

O, se preferisci, in attività e passività, che ci dicono ciò che l’azienda possiede e ciò che l’azienda deve, e a chi.

3)       C’è ovviamente un’intima relazione tra conto economico e stato patrimoniale.

Spero sia tutto chiaro. Ma questo è un episodio sul budget.

Budget “patrimoniale” pratico: cassa, tempi di incasso/pagamento e IVA

Che cosa vogliamo fare del budget di stato patrimoniale?

Io ritengo che la cosa più importante sia capire qual è il fabbisogno di cassa per coprire i costi necessari alla realizzazione dei ricavi. Cioè, hai fatto un magnifico budget di conto economico con tutti i ricavi e tutti i costi. Ma ce li hai i costi per realizzarlo?

Supponiamo che io voglia sostenere un costo importante per un'iniziativa marketing a febbraio, in ragione di 100.000 euro. Dimentichiamoci per ora dell'IVA, e di eventuali dilazioni di pagamento.

Quindi io so che a febbraio escono 100.000 euro, perché devo pagare i fornitori.

Incantati dall’evento, i clienti comprano come pazzi e generano ricavi per 200.000 €, ma solo a partire da aprile e distribuiti su diversi mesi in ragione di 40.000 € al mese.

Io sono contentissimo perché ho speso 100mila e ho ricavato 200mila, per cui ho un margine di +100mila. A livello di conto economico va tutto benissimo.

Ma se guardo i soldi che mi servono per realizzare questo meraviglioso piano, vedo che a febbraio io ho bisogno di 100.000 € da cacciare fuori. Ce li ho?

Questa è la principale domanda a cui dobbiamo rispondere quando facciamo qualche cosa che assomigli ad un budget di stato patrimoniale.

Facciamo qualche esempio, partendo iper-semplici e complicando sempre di più.

Ho il valore di partenza del mio saldo in Banca, cioè, so quanti soldi ho all'inizio dell'anno.

Dopodiché la interpretazione più primordiale è quella in cui io non considero dilazioni di pagamento e non considero l'IVA.

Mese per mese, so quanti ricavi ho, quanti costi ho: faccio ricavi meno costi e quella sarà la variazione del mio conto in banca. Ogni mese.

Ripeto, la sommo al saldo di partenza e così ottengo il saldo, mese per mese.

Al primo gennaio ho 50 in banca.

Ricavi per ottanta e me li pagano subito, costi per sessanta e li pago subito. Più ottanta, meno sessanta, totale più venti. A fine gennaio in banca ho 70.

Mmmmmhhhh, se devo fare uscire 100 a febbraio per il mio eventone, ho un problema.

Tutto chiaro?

Digressione petulante e dottorale, ma necessaria.

È chiaro che se mi sente un commercialista, mi prende a frustate. Perché:

1)       sto dicendo delle bestialità micidiali e

2)       sto mischiando l'aspetto economico con quello finanziario.

L'aggettivo economico si occupa di quando maturano i valori: un ricavo, un costo e per differenza un margine, o ancora un utile o una perdita.

Ad esempio, il conto ... economico.

Con l'aggettivo finanziario ci si riferisce ad entrate e uscite di cassa, o di banca. Ai soldi che vanno e vengono, per intenderci.

Già che siamo in vena di filologia da bar, l’aggettivo patrimoniale che indica ciò che possiedi e cioè che devi.

Riassumendo:

·       Economico: maturazione di valore, costi e ricavi

·       Finanziario: movimento di soldi, pagamenti e incassi

·       Patrimoniale: ciò che possiedo e ciò che devo, attività e passività

Torniamo alla nostra simulazione, e cerchiamo di mitigare l'intensità delle frustate ricevute dai commercialisti.

Attenzione: mitigare ma non eliminare. Quello che ti sto raccontando qui è sbagliato. Voglio che sia chiaro.

Per fare le cose per bene, dovremmo passare da crediti e debiti. Mi spiego con un esempio affrontato correttamente.

Quando io vendo qualcosa per cento, emetto una fattura da cento più iva.

La registrazione che faccio nel gestionale consiste in:

1)       Aggiungere l’imponibile della fattura ai ricavi. Ricavi: + 100

2)       Aprire un credito verso il cliente a cui ho venduto per l’importo imponibile più iva. Credito: +122 (supponendo l’iva al 22%)

3)       Aprire un debito verso l’erario per l’iva. Debito IVA: +22

Questa registrazione mette insieme aspetti economici (il ricavo) e patrimoniali (il credito e il debito).

Poi pago l’IVA per 22, quindi estinguo il mio debito da 22 nei confronti dell’erario, diminuendo i soldi che ho in banca di 22.

E poi il cliente mi paga annullando il mio credito da 122 nei suoi confronti e aumentando i soldi che ho in banca di 122.

Queste due ultime registrazioni combinano aspetti patrimoniali (debito, credito e conto in banca) e finanziari (il pagamento all’erario e l’incasso dal cliente).

Se dovessimo fare un budget come si deve, dovremmo procedere secondo questa logica. Un vero budget patrimoniale include: crediti e debiti, ma anche ratei e risconti, mutui, investimenti, eccetera.

Ma io non sono un docente di budgeting. Io voglio solo aiutarti a capire, se non lo sai già, come funzionano le cose e come puoi trovare un compromesso UTILE tra non fare nulla e fare la cosa perfetta. In tutta la mia carriera, ho incontrato pochissime aziende che facevamo il budget di stato patrimoniale con i crismi. Non erano piccole. Le piccole aziende di solito non fanno nulla o ricorrono a soluzioni subottime, come quelle di cui stiamo parlando ora.

Fine digressione petulante, torniamo ai nostri conti strampalati.

Complichiamo la situazione e introduciamo i tempi di pagamento.

Accanto ad ogni conto del piano dei conti, indico il numero di mesi che intercorrono tra quando registro il ricavo o il costo e quando ho il movimento in Banca.

Ad esempio, concedo ai clienti di pagare a 60 giorni, pertanto vedrò l'ingresso in banca due mesi dopo aver ricevuto il ricavo.

Nel mio budget di conto economico ho ricavi per 100.000 € a febbraio.

Ebbene quei 100.000 € entreranno in banca dopo due mesi, quindi ad aprile.

Allora accanto ad ogni conto del conto economico, sia per i costi sia per i ricavi, scrivo dopo quanti mesi ho l'effetto finanziario.

I dipendenti io li pago nel mese zero, cioè nel mese in cui io registro il costo-

Sì, lo so che li posso pagare fino al 10 del mese successivo ma facciamo finta che li paghiamo l'ultimo giorno del mese. Allora l’uscita di banca avviene nel mese in cui registro il costo.

L'INPS per i dipendenti no, questo li pago nel mese successivo.

Quindi in corrispondenza del costo per ordine previdenziale metterò che li pago un mese dopo.

Ma attenzione: mi sono dimenticato dell'IVA!

Sui ricavi verosimilmente avrò un'IVA del 22%. O magari del 10% o addirittura del 4%. Quale che sia l’aliquota, la segno accanto a ogni conto, di ricavi e costi, del piano dei conti,

Ovviamente le retribuzioni dei dipendenti e gli oneri previdenziali, e non solo, avranno l'IVA a zero.

Anche gli oneri finanziari, non hanno IVA e, per inciso, li metto a tempo zero.

E, tornando un attimo indietro, gli ammortamenti? Gli ammortamenti non hanno impatto sulla cassa, perché i soldi dalla cassa sono usciti quando ho comprato il cespite. Ma poi basta. Quindi li ignorerò nella mia formula.

Bene, tiriamo un bel sospiro e tiriamo le fila.

Prendi il tuo spreadsheet.

Parti dai ricavi, conto per conto di ricavo e mese per mese.

Metti l’ingresso in banca dell’importo che hai ipotizzato come ricavo PIÙ la relativa IVA, N mesi dopo il ricavo, dove N è il numero di mesi che hai indicato per il conto.

Poi metti l’uscita dell’IVA il mese dopo il ricavo. Questo non dipende da quando ti paga il cliente.

Ricavi cento a marzo, con condizioni di pagamento a due mesi e 22% di IVA: metti più 122 a maggio e meno 22 ad aprile, perché devi pagare l’IVA.

Stesso discorso per i costi. Ricordati anche lì l’IVA.

Costo a giugno di cento con pagamento immediato e 22% di IVA: metti meno centoventidue a giugno e più 22 a luglio.

Poi sommi tutti gli addendi, positivi o negativi che siano, e ottieni l’aumento o la diminuzione dei soldi in banca mese per mese. Se parti dal saldo al primo gennaio, puoi ipotizzare l’andamento nel corso dell’anno.

Abbiamo cantato vittoria troppo presto. Ci sono (almeno) altre tre cose da dire. La prima è una precisazione sull’IVA. Le altre due sono relative a movimenti di denaro che non toccano per nulla il conto economico tipicamente la restituzione di un mutuo e l’acquisto di un cespite.

1)       Io ho ipotizzato che l’iva a debito sia sempre superiore all’iva a credito.

Cioè, che l’iva generata dalle fatture che emetti sia superiore all’iva delle fatture di acquisti.

Se non è così, non è che l’erario ti dà dei soldi: devi complicare la formula di Excel per portare il credito al mese successivo.

2)       Se hai acceso un mutuo che restituisci mese per mese, devi ricordarti di aggiungere all’andamento che abbiamo descritto poco fa, il pagamento delle rate.

Cioè, ogni mese nello stato patrimoniale, un po’ di soldi usciranno dalla banca e diminuiranno il debito nei confronti dell’erogatore del mutuo.

Attenzione: questo non ha niente a che fare con gli interessi. Questi sono un costo e compaiono nel conto economico. Li devi pagare lo stesso, eh? Ma li abbiamo già conteggiati prima.

3)       Abbiamo detto che i costi di ammortamento non hanno impatto sulla cassa. Ma l’acquisto iniziale del cespite ce l’ha eccome! Quindi ricorda di aggiungere l’uscita dalla banca per pagare il cespite. Nello stato patrimoniale, usciranno soldi dalla cassa per aumentare il valore delle immobilizzazioni.

Con questo abbiamo visto come preparare un prospetto dell’andamento del conto in banca che sia coerente con il budget di conto economico che abbiamo realizzato.

È un budget di stato patrimoniale? Certamente no.

Abbiamo ignorato crediti e debiti, ma anche ratei e risconti, attivi e passivi, e molto altro.

Se sei agli inizi, e se stai ascoltando questo episodio è verosimile che tu lo sia, ripeto il solito mantra: parti in modo semplice e poi raffina.

Sono convinto che la cassa, o la banca, sia la cosa più importante per la sopravvivenza di un’azienda. Se hai quella sotto controllo sei a otto noni dell’opera.

Vorrei che tu ti concentrassi su questo.

Se poi hai un gestionale che ti genera tutto con un clic, tanto di guadagnato.

Se hai un investitore, o un potenziale investitore, che ti chiede un budget con fiocchi e controfiocchi, la questione non si pone: recupera fiocchi e controfiocchi e giò a laurà!

Controlli mensili sullo stato patrimoniale

Veloce menzione adesso al controllo da fare sullo stato patrimoniale.

Se hai formalizzato una qualunque forma di budget – dal “semplice” studio del saldo in banca all'intero stato patrimoniale con fiocchi e controfiocchi – ogni mese devi confrontare il consuntivo con quanto avevi preventivato.

Esattamente come abbiamo detto per il conto economico.

A prescindere da questo, cioè anche se non hai fatto niente a livello di budget, ti do un compito mensile.

Verifica conto per conto dello stato patrimoniale la differenza tra il valore che compare nel bilancino del mese e il valore dello stesso conto nel bilancino del mese precedente.

Le immobilizzazioni sono cambiate, il saldo della banca è cambiato, i crediti verso i clienti sono cambiati, eccetera.

Se la differenza è ragionevole, ossia è coerente con quanto è avvenuto durante il mese, bene. Altrimenti indaga e annota nel documento in cui hai segnato i commenti relativi al conto economico

Questo esercizio porta tre benefici, dico tre. Ti aiuta a:

1)       conoscere intimamente la tua azienda.

2)       beccare eventuali errori, di qualsivoglia tipo.

3)       individuare andamenti, cioè campanelli d’allarme.

Infine, estrai il dettaglio dei crediti verso clienti e verso fornitori.

Nel bilancino, lo stato patrimoniale riporta il totale per i due importi di crediti e debiti.

Come diceva Totò, è la somma che fa il totale: ecco, guarda gli addendi della somma. Perché magari il totale è anche buono, ma nella somma si nasconde qualche addendo discolo, che fa il furbacchione. Discolo se è un cliente. Se è un fornitore che è lì da sette mesi, magari hai fatto un errore tu e sarebbe bello correggerlo al volo

E con questo abbiamo veramente finito lo stato patrimoniale.

Abbiamo visto che cosa è, come fare un barlume di budget che si concentri solo sulla situazione della banca e che controlli fare mese per mese.

Rendiconto finanziario in pillole

Per concludere alla grande, rendiconto finanziario, in pillole.

Ti ricordi quando abbiamo detto che lo stato patrimoniale, ci dà un sacco di informazioni, ma non ci dà informazioni dinamiche.

Prendi il tuo bilancio alla fine del 2023 e alla fine del 2024, cioè i due più recenti che hai. Confrontando i valori nei due stati patrimoniali, ci sono delle differenze.

Il rendiconto finanziario aiuta chi legge il bilancio a vedere al volo queste differenze, cioè quali sono stati i movimenti patrimoniali all'interno dell'azienda, e come questi hanno modificato le disponibilità liquide (banca e cassa).

Abbiamo parlato più o meno impropriamente di fonti e impieghi: il rendiconto finanziario sintetizza come sono cambiate le fonti e come sono cambiati gli impieghi.

Vediamo come funziona.

Si parte dal risultato del 2024: supponiamo che sia mille. Se non fosse cambiato nient’altro, il conto in banca a fine 2024 dovrebbe essere di mille più alto rispetto a quello a fine 2023.

Ma magari i crediti verso clienti sono aumentati per cui quei soldi non sono ancora in banca. Quindi considero in negativo l’aumento dei crediti. Supponiamo che i crediti siano aumentati di duecento.

Mille di risultato più “meno duecento” di crediti, fa ottocento.

Bene, verifico che il saldo del conto in banca a fine 2024 sia maggiore di quello a fine 2023 di ottocento.

E così via.

Se sono aumentati i debiti verso fornitori, li considero in positivo. Ho più soldi in banca!

Se ho ricevuto un finanziamento, andrà considerato anch’esso in positivo.

Mentre se compro un cespite, l’importo sarà negativo. È vero che ho valore in più nelle immobilizzazioni, ma in banca avrò meno soldi.

Riassumiamo.

Il rendiconto finanziario spiega come sono cambiate le disponibilità liquide – ossia cassa e banca – tra l’inizio e la fine dell’anno. Considera due stati patrimoniali consecutivi e il risultato d’esercizio dall’uno all’altro e ricostruisce i flussi di cassa raggruppandoli in tre grandi famiglie:

– flussi della gestione operativa (quello che fai per il tuo business normale: incassi dai clienti, pagamenti ai fornitori, personale, imposte…);

– flussi di investimento (acquisto o vendita di cespiti, partecipazioni, ecc.);

– flussi di finanziamento (mutui, finanziamenti, ad esempio un investitore, aumento o riduzione di capitale, dividendi ai soci).

In pratica, il rendiconto dice: “Hai chiuso l’anno con questo utile, hai fatto questi investimenti, hai preso o rimborsato questi finanziamenti, sono cambiati così crediti, debiti e magazzino, e per effetto di tutto questo la banca è aumentata, o diminuita, di X”.

Dal punto di vista logico, è una riconciliazione: se parto dall’utile del 2024 e considero tutte le rettifiche e le variazioni delle voci patrimoniali rilevanti, devo arrivare esattamente alla differenza tra le disponibilità liquide del 2023 e quelle del 2024. Se non torna, c’è qualcosa che non funziona nei conti.

Ma soprattutto, il rendiconto finanziario ti dà una vista sintetica di come l’azienda ha generato o assorbito liquidità: se la cassa è andata giù perché hai investito, perché la gestione operativa brucia cassa, o perché stai restituendo molto debito, e così via. È una specie di “film” dei movimenti di denaro, visto dall’alto.

Chiarito quindi, speriamo, che cosa è il rendiconto finanziario, ha senso metterlo nel budget?

No, non ha nessun senso secondo me.

Ha senso che lo faccia l’Enel, ma non noi. Basti ricordare che diventa obbligatorio solo sopra una certa dimensione di azienda, e in buona parte non ci riguarda.

Però ho ritenuto importante almeno citarlo in questa lunga ma breve disamina di budget e bilancio.

Chiusura e invito all’azione

E con questo abbiamo davvero finito, cara ascoltatrice, caro ascoltatore.

Abbiamo finito sia questo episodio, sia la breve serie sul budget, che non è stata breve per niente.

In realtà, tieni conto che in un un’oretta e mezza abbiamo sfiorato argomenti che verosimilmente riempiono un corso universitario di una sessantina di ore.

Sottolineo sfiorato: spero di averti dato spunti o, meglio, dubbi, da cui partire per approfondire mediante Google, ChatGPT, manuali, corsi di valenti formatori o con i professionisti che ti seguono.

Se stai ascoltando questa frase, o hai cominciato dal fondo, oppure hai compiuto un’impresa omerica e hai fatto un investimento pazzesco di tempo e di attenzione.

Mi raccomando: non sprecarlo. Parti da qui per adottare l’abitudine di fare il budget e di tenerlo sotto stretto controllo per tutto l’anno.

Parti in modo semplice e poi raffina.

Per farmi sapere come va, o per commenti: scrivi sul gruppo Telegram (trovi il link nella descrizione dell’episodio), manda una mail a diretur@mingamal.it o messaggiami su LinkedIn.

Ultimissima cosa: nella descrizione dell’episodio, trovi anche il primo dei sondaggi di MIngaMal. Ti chiedo il favore di compilarlo. È anonimo e mi serve tantissimo. Non mi interessa profilare te, ma cominciare a capire il mercato in cui operiamo in termini quantitativi.

Fallo subito, altrimenti non lo farai mai. Grazie mille!

Ciao!